Processo Scazzi: la conclusione dell’appello il 18 luglio

Ultimi giorni di udienze per il processo Scazzi.

SARAH SCAZZIA breve si concluderà il secondo grado del processo per l’uccisione di Sarah Scazzi. I dettagli da CheDonna.it

Ultime battute processo Scazzi

Il processo d’appello per l’uccisione di Sarah Scazzi si concluderà il 18 luglio prossimo. Per questo giorno, infatti, è stata fissata l’udienza conclusiva, in cui avrà luogo la replica del procuratore generale Antonella Montanaro e della difesa. Quindi i giudici della Corte d’Assise d’Appello di Taranto si riuniranno in camera di consiglio per decidere.

Ieri, durante la requisitoria, il procuratore generale Montanaro ha chiesto la conferma delle condanne inflitte in primo grado: l’ergastolo a Cosima Serrano e a sua figlia Sabrina Misseri, rispettivamente zia e cugina di Sarah, accusate e condannate dal Tribunale di Taranto in quanto ritenute le autrici materiali dell’assassinio della quindicenne. Lo zio della ragazza Michele Misseri, marito di Cosima e padre di Sabrina, avrebbe solo occultato il cadavere di Sarah, nonostante sia tornato ad accusarsi nuovamente del delitto.

Sarah Scazzi era scomparsa dalla Avetrana, in provincia di Taranto, il 26 agosto del 2010. Il corpo della povera ragazza fu trovato dentro un pozzo, nella campagna circostante, il 7 ottobre successivo, su indicazione dello zio Michele Misseri, che braccato dagli inquirenti, che avevano sospetti su di lui, rivelò dove era nascosto il cadavere e si autoaccusò del delitto. Le indagini successive hanno però portato gli inquirenti ad escludere che l’uomo avesse ucciso la nipote e i sospetti sono caduti sulla figlia Sabrina che secondo l’accusa avrebbe strangolato la cugina in un raptus di gelosia, per via di un ragazzo, Ivano, amico di entrambe, ma che non ricambiava le attenzioni di Sabrina. Nell’uccidere Sarah, Sabrina si sarebbe fatta aiutare dalla madre Cosima: “Una la tratteneva e l’altra la strangolava”, ha ribadito il pg. Le due donne in primo grado erano state condannate all’ergastolo. Ora saranno i giudici della Corte d’assise d’Appello di Taranto a decidere se confermare o meno questa condanna.