Violenza sulle donne: dei corsi per combatterla in Afghanistan

Corsi per contrastare la violenza sulle donne in un Afghanistan.

Donne in Afghanistan (SHAH MARAI/AFP/Getty Images)
Donne in Afghanistan (SHAH MARAI/AFP/Getty Images)

Per combattere la violenza contro le donne in Afganistan è allo studio un progetto per organizzare corsi specifici di formazione rivolti a giudici, procuratori, avvocati e funzionari di polizia. Il progetto è promosso dalla Città di Torino, in collaborazione con altri enti, ed è stato presentato alla Camera dei Deputati. I dettagli da CheDonna.it.

Afghanistan: corsi contro la violenza sulle donne

La violenza nei confronti delle donne è una piaga sociale che appartiene a tutto il mondo, nessun Paese ne è privo, da quelli meno sviluppati a quelli che dovrebbero essere più evoluti. Anche in Italia le cronache ci riportano quasi ogni giorno episodi di violenze e abusi contro le donne e di femminicidio, l’omicidio di una donna commesso perché la vittima è donna.

In alcuni Paesi, tuttavia, specialmente quelli in cui i diritti e le libertà delle donne sono fortemente ridotti, se non addirittura inesistenti, la situazione è ancora peggiore. Soprattutto quando si tratta di zone di guerra. L’Afghanistan è uno di questi esempi, un Paese devastato da decenni di guerre e dal regime degli spietati talebani.

Per tutelare dalle violenze le donne afghane, in particolare quelle residenti nella remota provincia del Badakhshan, la Città di Torino si fa promotrice di un progetto che prevede l’organizzazione di corsi di formazione volti a contrastare le violenze sulle donne. Questi corsi sono rivolti a giudici, procuratori, avvocati e funzionari di polizia che devono gestire le denunce presentate dalle donne vittime di violenza in Badakhshan. Il progetto è promosso dalla Città di Torino con il sostegno della direzione generale per la Cooperazione allo sviluppo del ministero degli Affari esteri, in collaborazione con Minerva, Law International e con l’organizzazione afghana “Ssspo”.

I corsi sono stati presentati ieri alla Camera dei Deputati italiana e si prefiggono come obiettivo quello di creare nuova cultura della legalità contro la violenza sulle donne in una delle zone più difficili del mondo. Si tratta di “un progetto importante finalizzato a sostenere un’azione di tutela delle donne, della loro dignità e del rafforzamento del loro ruolo in un Paese come l’Afghanistan che è stato caratterizzato da una condizione di oppressione e riduzione dei loro diritti”, ha spiegato il sindaco di Torino Piero Fassino.

Marina Sereni, vicepresidente della Camera e coordinatrice del gruppo di contatto delle deputate italiane con le donne afghane, ha detto che il progetto si inserisce in “una situazione ancora molto difficile, mentre è in corso un anno cruciale in Afghanistan – ha spiegato -, con il graduale trasferimento dei poteri di sicurezza alle forze locali. Nonostante le difficoltà sul terreno e l’instabilità politica – ha aggiunto Sereni – ci sono stati importanti progressi negli ultimi anni: le istituzioni sono in piedi, i bambini vanno a scuola e le strutture sanitarie sono operative, ma è un lavoro che non si ferma e la promozione delle risorse femminili è una cartina tornasole per capire come procede la transizione”.

Il direttore generale della Cooperazione allo Sviluppo, Giampaolo Cantini, ha sottolineato che il progetto rientra nell’impegno assunto dall’Italia a sostegno delle donne afghane, oltre che negli obiettivi strategici dell’Unione europea: “Si tratta di una priorità a livello globale: la capacità di formare magistrati, procuratori, operatori di polizia rappresenta un passaggio fondamentale per prevenire discriminazioni e violenze contro le donne“.

Quindi Fawzia Koofi, presidente della commissione parlamentare afghana per i Diritti delle donne, i diritti umani e la società civile, ha ringraziato l’Italia “per l’enorme sostegno al popolo afghano nel corso di questi anni. Dal 2001, anno della caduta del regime talebano, il Paese ha fatto grandi passi in avanti e la condizione femminile è migliorata di pari passo – ha detto -. Non bisogna dimenticare però che le donne hanno dovuto ricominciare da zero perché i talebani avevano cancellato ogni loro diritto, relegandole in casa e costringendole a guardare il mondo da piccole finestre”.

La rappresentante dell’organizzazione afghana “Ssspo”, Ghazalan Koofi, ha illustrato il lavoro svolto in questi anni in Afghanistan contro la violazione dei diritti delle donne e a sostegno del delicato processo di pace. Quindi ha affermato che il progetto promosso dall’Italia “aumenterà le competenze giuridiche col fine di rafforzare gli strumenti per combattere l’attuale stato di impunità, assicurando alle donne una effettiva tutela. Considerazione altrettanto importante – ha concluso – è che i beneficiari diretti saranno cinquanta, ma in realtà ne beneficerà l’intera provincia del Badakhshan”.

Laura Guercio, presidente di Law International, ha osservato come “il problema della violenza sulle donne sia un problema trasversale che riguarda l’Afghanistan e tutto il mondo e che, il reale sviluppo di un Paese in trasformazione come l’Afghanistan passa anche attraverso la tutela effettiva e la garanzia della dignità delle donne“.

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