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Uccide un coniglio in diretta radio: è polemica in Danimarca

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Animalisti in rivolta in Danimarca dove un noto conduttore radiofonico di Radio24syv, Asgher Giul ha ammazzato un coniglietto in diretta. Il conduttore è poi tornato a casa e ha cucinato il piccolo animale.

coniglio

Ovviamente, Giul non ha omesso di filmare il tutto e di pubblicare il video sul canale youtube, scatenando l’ira di molti utenti e provocando un acceso dibattito nel Paese.

Infatti, il conduttore ha sostenuto che con il suo gesto intendeva denunciare l’ipocrisia dei difensori dei diritti degli animali:

“Mangiamo animali che hanno vissuto in condizioni orribili, uccisi come il coniglietto in studio, speriamo che questo acceso dibattito migliori le condizioni degli animali nell’agricoltura danese”.

Lui senza timore ha raccontato di aver ucciso il coniglietto con una pompa della bicicletta, spiegando che “ho seguito le istruzioni del guardiano di uno zoo  per non farlo soffrire”.

Successivamente, Giul ha poi aggiunto che ha “colpito forte sul collo, in modo da rompergli la vertebra cervicale”.  Una tecnica che gli avrebbe spiegato “un addetto dello zoo di Aalborg, che uccide così diversi coniglietti ogni settimana per dar da mangiare ai serpenti”.

Una vera e propria polemica che ha fatto infuriare gli animalisti, tanto più che il giorno prima i figli del conduttore, di 6 e 8 anni, avevano giocato con il coniglio.

Si apprende che durante il programma tra i presenti vi era Linse Kessler, una star dei reality show, attivista per i diritti degli animali, che avrebbe tentato di salvare il coniglio, correndo appresso a Giul nello studio. Alla fine, all’attivista è stato chiesto di lasciare lo studio.

La rivolta degli animalisti

Il gesto del conduttore ha però acceso un aspro dibattito sui social e Giul è stato definito “malato” e “sadico”. Contro di lui è stata promossa anche una petizione su Change.org per far cacciare Juhl dalla radio.

Dal canto suo l’emittente radiofonica ha replicato, difendendo il conduttore, che “la Danimarca è uno dei paesi al mondo in cui si consuma più carne e i consumatori non esitano a comprare carne a basso costo in negozi senza fare domande”.

Anche un altro giornalista, Brian Esbensen, in un tweet, ha preso le difese di Giul, chiedendosi: “E se la gente s’indignasse allo stesso modo per i rifugiati annegati?”.

Un caso che al di là del dibattito animalista fa riflettere. Per cui ci chiediamo se per dimostrare una teoria valga la pena uccidere un animale? Si tratta un po’ della stessa pratica messa in atto dall’artista Guillermo Vargas, nome d’arte Habakkuk, che in una galleria di Managua aveva organizzato una performance nella quale fece morire un cane randagio, di nome Nativity. Vargas documentò la morte del cane e sostenne che attraverso questa performance voleva denunciare la condizione dei randagi nella sua città natale di San José in Costa Rica. Lo stesso artista per giustificarsi, spiegò che “Nativity era una creatura fragile e che sarebbe morta comunque su una strada”.