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L’Isis diffonde il contratto di matrimonio: “Sì, solo se mi fai morire da kamikaze”

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E’ stata diffusa sul web una copia del contratto tipo di matrimonio nello Stato Islamico che è stata riportata anche dalla tv satellitare curda “Rudaw”. Al momento non è possibile stabilire l’autenticità del documento che non reca né una firma né una data.

Secondo quanto riportano i media, in una clausola riservata alle “condizioni poste dalla sposa” viene indicato che “Se il principe dei fedeli (il Califfo Abu Bakr al Baghdadi) acconsente che la moglie compia un’azione di martirio, il marito non potrà opporsi”. Ovvero, nel caso in cui la donna decide di fare un’azione kamikaze, lo sposo dovrà accettarlo. Alla fine del documento, vi sono le parti riservate alla firma del promesso sposo e quella di due testimoni.
Il canale curdo ha evidenziato che “il fatto indica comunque il numero sempre più crescente di donne che aspirano al matrimonio con i jihadisti” e  in case alle indiscrezioni nelle zone controllare dall’Isis, tra l’Iraq e la Siria, “per fare fronte all’aumento di richieste di matrimonio da parte delle ragazze a causa delle loro difficili condizioni economiche, il Califfato, ha aperto centri matrimoniali per accogliere le domande di aspiranti spose”.

Lo scorso febbraio il Califfato aveva diffuso sul web un manuale su come deve comportarsi la perfetta donna dell’Isis, con il quale lo Stato Islamico aveva avviato una vera e propria campagna propagandistica mirata a convincere le donne arabe a trasferirsi nel Califfato. Nel manuale veniva indicato che era “possibile sposarsi a 9 nove anni, anche se, le più pure si dovrebbero sposare tra i 16 e i 17” mentre la donna era relegata al ruolo di casalinga e  madre al servizio del marito.
Intanto sul fronte del conflitto, l’Isis continua ad essere una minaccia più che reale per l’Occidente e proprio in questi giorni, Omar al Gawari, il ministro dell’Informazione del governo libico di Tobruk ha lanciato l’allarme per l’Italia, denunciando che: “Malta e l’Italia saranno interessate da operazioni di attacco attraverso i porti che sono dominati da Fajr Libya. Nelle prossime settimane l’Italia sperimenterà l’arrivo non solo di poveri emigranti dall’Africa, ma anche di barconi che trasportano Daesh (isis)”, sottolineando che “l’esercito e i responsabili libici hanno informazioni in proposito”.