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Docufilm su Amy Winehouse: padre della cantante “furioso”, pronto a querelare

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Mancano pochi giorni dall’anteprima del documentario sulla vita della cantante Amy Winehouse, morta a 27 anni, nel 2011, che sarà proiettato alla 68° edizione del Festival di Cannes per poi uscire nelle sale il prossimo 3 luglio.

Glastonbury Festival 2008 Day 2

Eppure, l’uscita del documentario è già molto chiacchierata e il padre della cantante britannica, Mitch Winehouse in un’intervista al quotidiano Sun ha criticato aspramente il contenuto del film, minacciando di querelare sia la casa di produzione che il regista, Asif Kapadia, che ha firmato anche la pellicola sul noto pilota di Formula Uno,  “Senna”.

Secondo le indiscrezioni rivelate nel docufilm, il padre della cantante viene dipinto come assente e addirittura in un’intervista dell’ex marito di Amy, Blake Fielder-Civil, riportata nel documentario, quest’ultimo accuserebbe l’ex suocero di aver contribuito in modo implicito a portare Amy, deceduta per intossicazione alcolica, in una spirale che l’ha trascinata fino alla morte.

“Quando l’ho visto per la prima volta mi sono sentito male e questo non è ciò che mia figlia avrebbe voluto“, ha dichiarato il padre di Amy, che se l’è poi presa con l’ex marito della cantante, chiedendosi “come possono ora permettergli di affermare queste cose?”.

“Tutto ciò è doloroso e oltre ogni logica”, ha poi aggiunto il signor Winehouse che si dice “furioso“.
“Blake dice che sono io il motivo che ha portato Amy alla morte e non perché lei faceva uso di sostanze come il crack e l’eroina e perché era manipolata dal contesto in cui viveva”, ha poi spiegato Mitch Winehouse.

“Ero sempre presente per Amy che mi chiamava fino a sette volte al giorno. Nel film non vengono raccontate tutte queste cose, neanche il fatto che quando è stata malata ero al suo fianco”, ha replicato il padre, commentando che “invece sono stato dipinto come un padre assente negli ultimi anni della vita di Amy. Il documentario da l’impressione che la famiglia non c’era”.

Dal canto suo, la casa di produzione ha replicato di essere stata obiettiva, di aver avuto anche “il supporto della famiglia Winehouse” e di aver incontrato “oltre cento persone che conoscevano Amy”, per cui la storia del film deriva da una riflessione emersa da queste interviste.