Home Attualità - Tutte le news in tempo reale Cronaca - Notizie e Approfondimenti Un’infanzia rubata dal padre orco. La drammatica storia di Judy

Un’infanzia rubata dal padre orco. La drammatica storia di Judy

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Una triste vicenda, quella di Judy, molto simile a quella di tante altre di cui, purtroppo, si legge spesso sui quotidiani.

Eppure nella sua c’è qualcosa di diverso, di decisamente inquietante, soprattutto per come si è conclusa.

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A sei anni era diventata la “moglie” di suo padre

La fotografia che potete osservare è quella di Judy Van Niekerk, una donna londinese oggi 46enne, sorridente insieme a suo padre Noah Walsh.

Sembra una tenera foto di famiglia eppure, a seguito dell’intervista rilasciata alcuni mesi fa al Mirror, ci si chiede davvero come sia possibile che una foto del genere possa essere stata scattata.

Quando Judy aveva appena 6 anni, la madre fuggì di casa abbandonando lei e i suoi cinque fratelli e lasciandoli alle “cure” del padre. Noah però è stato tutt’altro che un padre amorevole, anzi si può dire che è stato l’esatto opposto di un buon genitore.

Trovatosi da solo e totalmente incapace di gestire i sei figli, ha letteralmente obbligato Judy a diventare donna in tenerissima età, costringendola a cucinare, pulire e occuparsi dei fratelli. Ovviamente per poter far ciò Judy non ha mai potuto frequentare la scuola come tutti gli altri bambini della sua età: “Avrei dovuto andare a scuola ma lui non me lo consentiva, mi diceva che avevo troppe cose da fare qui. Dovevo stare in casa e badare ai miei cinque fratelli. Dovevo svegliarmi presto e preparare la colazione per tutti. Dovevo lavare i vestiti a mano perchè non avevamo una lavatrice. Queste le incredibili parole rilasciate al Mirror.

Non contento di tutto questo, il padre orco ha iniziato ad abusare sessualmente di lei quando ancora la piccola non aveva compiuto gli 11 anni, imponendole di dividere il letto con lui e senza che i fratelli si accorgessero mai di alcunché. Nel 1979 Noah riuscì addirittura ad ottenere la custodia esclusiva dei figli e le persecuzioni nei confronti della figlia ebbero perciò modo di perpetrarsi ancora a lungo. Violenze che hanno portato Judy a rimanere incinta diverse volte (tre per l’esattezza) e ad ognuna di queste è seguito un aborto causato sempre dal genitore il quale temeva che una gravidanza avrebbe potuto svelare ciò che si stava consumando tra le mura della loro casa.

Mura che però sono state cambiate diverse volte, nel tentativo di fare sì che i vicini non avessero mai sufficiente tempo per rendersi conto di quello che stava accadendo. I cambi di residenza furono per questo motivo molteplici.

Una volta, in preda ad uno scatto d’ira, Noah esplose un colpo di pistola contro Judy la quale riuscì a salvarsi solamente grazie al pronto intervento dei medici ai quali, però, il padre raccontò che era stata lei stessa a premere il grilletto.

Giunta all’età di 20 anni la giovane riuscì finalmente a pianificare la sua fuga, grazie ad un lavoro che era riuscita a procurarsi tramite un’agenzia e che le permise di acquistare il biglietto aereo con il quale si trasferì a Londra. Volendo mettere ancora più distanza tra lei e il terribile padre, a distanza di poco tempo si spostò in Sudafrica dove conobbe l’attuale marito, Tiny, il quale la convinse finalmente a sporgere denuncia nei confronti di Noah.

Condannato a 15 anni di carcere per abusi e maltrattamenti, dopo 4 soli anni di reclusione, nel 2004, gli è stato diagnosticato un cancro in fase terminale.

Le autorità hanno perciò contattato Judy la quale, del tutto inaspettatamente, ha preso le decisione di andare a trovare il padre in ospedale. “Odiavo vederlo soffrire ma era felice di vedermi. Gli ho detto «ti voglio bene» e lui ha ricambiato. Dopo la sua morte, ero triste. Era sempre mio padre. Provavo compassione per lui ma finalmente ero in pace. Parole davvero incredibili se si tengono in considerazione i tremendi trascorsi e che ci si chiede quanto siano in effetti frutto di un reale perdono e quanto di una sorta di “asservimento” mai del tutto completamente dissipato.

Ad ogni modo è proprio in occasione di questo ultimo incontro che la fotografia è stata scattata e allora, forse, ci si può rendere conto del motivo di quel sorriso.