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Renzi cala nei sondaggi: esplode il “fenomeno” Landini

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L’intricato panorama politico vede l’ingresso di una nuova figura politica che sta prendendo sempre più consensi, cavalcando l’onda di una sinistra divisa in casa.

Maurizio Landini, Italian federation of metalworkers union (


Secondo un recente studio dell’istituto Ixè di Roberto Weber condotto per Agorà (Raitre), i partiti sono ancora stabili con un Pd al 39%, un M5S al 18,5% e i due partiti di desta Lega Nord e Forza Italia tra il 12 e il 14%.
Il leader del Partito Democratico e presidente del Consiglio Matteo Renzi registra però un calo nei consensi, anche se la percentuale continua ad essere elevata al 40%, laddove, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella conquiesta il 71% dei consensi. Seguono Matteo Salvini, segretario della Lega, al 23%, l’ex premier Silvio Berlusconi al 15% che supera Beppe Grillo al 14% e infine Angelino Alfano, leader di Nuovo Centro Destra al 13%.

In questo scenario, spunta la figura del segretario del sindacato dei metalmeccanici Fiom, Maurizio Landini, che domani scenderà nuovamente in piazza. Il leader Fiom ha più volte annunciato di voler creare un movimento “una coalizione” che raccolga la sinistra. Un buon 27% degli intervistati da Ixé si è detto favorevole ad una scesa in politica di Landini, laddove un 16% ha dichiarato di non sapere, mentre un 57% si è detto scettico e contrario.

In un’intervista a Repubblica, Landini ha ammesso di voler creare una “coalizione sociale”, intesa come “un progetto per costruire una nuova forma di confederalità del sindacato” e non un partito, annunciando che nell’ambito di un’iniziativa prevista per il prossimo 11 aprile si definirà meglio il progetto: “Io sono un sindacalista, non sono un politico e tantomeno ho voglia di farlo. Quel che stiamo provando a fare è cercare di riunire il lavoro che le politiche del governo stanno frantumando”, ha recentemente dichiarato il leader della Fiom.
Ma se si guarda al leader della sinistra democratica, notiamo che un 39% degli intervistati ritiene che nel Pd di Renzi vi sia una “deriva autoritaria”. Un intervistato su due non condivide questa opinione, mentre l’11% non si espresso.

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