Home Attualità

Lav torna in piazza il 14-15 marzo: raccolta firme contro animali nei circhi

CONDIVIDI

La Lega Antivivisezione (Lav) ha diffuso i dati di un dossier denuncia sugli animali nei circhi, evidenziando  che tutt’oggi i circhi condannati per “sevizie”, “lesioni” e “crudeltà” contro gli animali che fanno parte degli spettacoli, come giraffe, leoni, elefanti o tigri, continuano a chiedere e ottengono, i contributi pubblici del Fondo unico dello spettacolo.

lav


Secondo la Lav, negli ultimi cinque anni i finanziamenti destinati ai circhi che impiegano animali sono stati 30 milioni di euro, tra i quali risultano anche dieci circhi condannati e ancora sotto processo per maltrattamenti.

Ad esempio, il circo Aldo Martini, condannato dal tribunale di Bologna per sevizie nei confronti di una giraffa, ha ricevuto 92 mila euro. Il circo Città di Roma, condannato in via definitiva “per aver detenuto elefanti in condizione di quasi immobilità” ha ottenuto quasi 300 mila euro, mentre il circo Folloni, condannato dal tribunale di Milano per “aver immobilizzato un elefante sotto il tendone a una tavola di legno di mq 6 circa, legandolo con due catene fissate alla tavola” ha ottenuto 70 mila euro di soldi pubblici. E ancora: sotto processo per “maltrattamenti e detenzione incompatibile” vi sono il circo Darix Togni (che ha ottenuto 518 mila euro), il circo Caroli (53 mila euro), il circo Medrano (1.884.483 euro), l’American Circus (1.447.228 euro) e il circo Martin (68 mila euro).
“Uno scandalo che deve finire”, tuona il presidente della Lav, Giancarlo Felicetti, sottolineando che “non solo è contrario alla coscienza civica dell’utilizzo responsabile del denaro pubblico, ma è anche in antitesi al sentire comune degli italiani che vede il 68,3% dei cittadini contrari ai circhi con animali”.

“La legge prevede che i circhi non possano essere beneficiari di finanziamenti pubblici, esclusivamente se condannati in via definitiva per maltrattamento di animali o se riconosciuti colpevoli di violazioni di disposizioni normative statali e dell’Unione Europea in materia di protezione degli animali” prosegue Felicetti, “ma anche questa norma è puntualmente disattesa”.

Nel dossiere sono indicati anche un centinaio di circhi che in Italia detengono circa 4mila esemplari: tra i quali 400 equidi (cavalli, pony e asini), 50 zebre, 80 bovini, 10 bisonti, 140 tra cammelli e dromedari, 60 lama, 9 giraffe, 6 rinoceronti, 20 ippopotami, 50 elefanti, 160 tigri comprese tigri bianche e rosa, 60 leoni e altri felini, 40 struzzi ed emù, 350 volatili (pappagalli, rapaci, notturni, avvoltoi), dai 70 agli 80 mammiferi di vario genere che comprendono anche animali tipicamente da fattoria, 100 cani, 20 mammiferi marini, 60 pinguini, 400 rettili di cui 250 serpenti (pitoni, boa e anaconda), 50 coccodrilli e alligatori e 200 pesci ,tra i quali molti piranha.

La Lav ha pertanto lanciato una raccolta firme, nelle piazze dal 14-15 marzo, con la quale chiedere al ministro dei beni e attività culturali Dario Franceschini e al parlamento di ridurre i contributi al circo con animali, fino al completo azzeramento nel 2018, portando così ad attuazione l’impegno preso dal senato nel 2013 in un ordine del giorno votato sia dalla maggioranza che dall’opposizione”.

Tra gli altri paradossi evidenziati dalla Lav, il fatto che non vi siano finanziamenti destinati alla riabilitazione degli animali sequestrati durante le inchieste sui maltrattamenti: “Durante l’iter processuale, infatti, gli animali posti legalmente sotto sequestro preventivo, vengono spesso affidati dalle procure allo stesso circo indagato per maltrattamento, a causa dell’assenza dei centri di recupero che dovrebbero ospitarli e riabilitarli, e dei finanziamenti pubblici per provvedere al loro sostentamento” conclude Felicetti.

Inoltre, la Lav ha ricordato che il materiale è stato tutto acquisito come foto e video degli spettacoli, elenco dei programmi circensi e comunicati stampa in quanto non esiste ancora un registro-anagrafe nazionale di accesso pubblico che possa fornire dati ufficiali. I circhi d’Italia sono registrati in un registro pubblico.