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Consiglio d’Europa: Francia condannata perché non vieta la “sculacciata”

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L’Ong britannica Approach (Associazione per la protezione di tutti i bambini) ha presentato, nel gennaio del 2013, un ricorso al Comitato europeo dei diritti sociali del Consiglio d’Europa per quanto riguarda alcune punizioni corporali nei confronti dei bambini ancora presenti negli ordinamenti di alcuni paesi tra cui quali la famosa “sculacciata“.

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Il ricorso è stato presentato contro la Francia, l’Italia e altri cinque Stati membri del Consiglio d’Europa, tra cui Irlanda, Slovenia, Repubblica Ceca, Cipro e Belgio

Oggi il Comitato del Consiglio Europeo ha sancito che la Francia deve inserire una legge che proibisca esplicitamente e condanni la sculacciata e ogni altra punizione corporale nei confronti dei minori. Inoltre, il Comitato ha evidenziato che il governo francese non rispetta l’articolo 17 della Carta sociale europea in cui i paesi sono impegnati “a proteggere i bambini e gli adolescenti contro la negligenza, violenza o lo sfruttamento”, in quanto la Francia non ha nel proprio ordinamento “un divieto chiaro, vincolante e preciso delle punizioni corporali”.

La Francia è stata condannata perché nel suo ordinamento ammette ancora che sia lecito ricorrere ad alcune forme di punizione corporale nell’ambito familiare, scolastico e non solo. La legge nazionale ha già il divieto alle sculacciate ma con delle eccezioni, come “il diritto di correzione” nel “contesto educativo” in cui si può ammettere una “punizione ragionevole”.

Nel 2008 il Consiglio d’Europa lanciò una campagna anti sculacciata per cui oggi, su 47 paesi europei membri del consiglio, vi sono ben 27 paesi in cui vige il divieto assoluto di punizioni corporali.

In Francia vi sono molte posizioni contrarie, tanto che il quotidiano Le Monde, evidenzia l’80% della popolazione francese sarebbe contraria a restrizioni sulle punizioni corporali. Alcuni osservatori hanno sottolineato che una legge di divieto potrebbe far venire a meno l’autorità dei genitori.

Attesa invece per la fine del mese di maggio, la decisione del Comitato nei confronti dell’Italia.