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Direttrice Fmi, Lagarde denuncia complotto contro le donne nel mondo del lavoro

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La direttrice del Fondo monetario internazionale (Fmi), Christine Lagarde, commentando l’ultimo studio del Fmi, denuncia sul suo blog “un insidioso complotto” mondiale ai danni delle donne che ne impedisce la partecipazione economica.

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“In troppi Paesi le restrizioni legali cospirano contro le donne per impedirci di essere economicamente attive. In un mondo che ha tanto bisogno di crescita, le donne possono dare un contributo, se solo hanno di fronte a sé delle pari opportunità e non una insidiosa congiura”, ha scritto la Lagarde, rinnovando l’invito alle istituzioni finanziarie internazionali a rafforzare il ruolo delle donne nelle economie del mondo.

Lo studio del Fmi sulla parità dei generi ha evidenziato che in almeno il 90% dei Paesi del mondo vi sono ancora delle limitazioni normative basate sul sesso e che in almeno 28 Paesi vi sono almeno 10 norme che discriminano le donne.  Inoltre, viene sottolineato che “in più di 40 nazioni, tra cui molto ricche e avanzate, si perde più del 15% della ricchezza potenziale, per effetto delle discriminazioni contro le donne”.  Anche l’Italia si colloca in questa media, per cui il Pil crescerebbe del 15% se ci fossero più donne al lavoro, mentre gli Stati Uniti perdono il 5% del Pil, il 9% in Giappone e il 34% in Egitto.

“Quasi il 90% dei Paesi prevede almeno una restrizione importante sul piano legislativo, e alcuni ne hanno molte. Queste restrizioni possono andare dal permesso del marito richiesto alle donne per poter lavorare, alle leggi che impediscono alle donne l’accesso a determinate professioni. Altre limitano la possibilità delle donne di possedere qualcosa, o di ereditare, o chiedere un prestito”, ha infatti aggiunto Lagarde, concludendo che “il nostro studio sottolinea come l’introduzione di una maggiore equità nei diritti di proprietà o nella ricerca della realizzazione professionale non avviene a spese dell’occupazione maschile”.

Tra gli elementi emersi, quello della disparità di salario nel mondo del lavoro, così come ha denunciato l’attrice americana Patricia Arquette nel suo discorso agli Oscar . Non a caso come cita Repubblica.it, negli Stati Uniti,  “a parità di competenza e di qualifica, di mansione e di responsabilità, una donna guadagna l’85% del suo collega maschio”.