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Evasione fiscale: Gino Paoli si dimette da presidente Siae

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Il cantautore genovese di 81 anni, Gino Paoliindagato dalla Procura di Genova per presunta evasione fiscale, si è dimesso dalla presidenza della Siae.

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E’ quanto ha deciso Paoli che in una lettera inviata al consiglio della Siae ha spiegato le sue dimissioni, pure difendendo le proprie posizioni.

“Sono certo dei miei comportamenti e di non aver commesso reati”, ha scritto Paoli, sottolineando che “con il rispetto assoluto di chi sta doverosamente svolgendo il suo lavoro di indagine, intendo difendere la mia dignità di persona per bene”.

Paoli ricorda inoltre che come previsto di aver “assisto purtroppo a prevedibili, per quanto sommarie, strumentalizzazioni, che considero profondamente ingiuste”.

“Quello che non posso proprio permettermi di rischiare, però, è di coinvolgere la Siae in vicende che certamente si chiariranno, ma che sono e devono restare estranee alla Società”, ha poi proseguito il cantante che aggiunge di aver “volutamente aspettare qualche giorno” prima di riferire alla Siae “per non entrare nella foga di queste stesse strumentalizzazioni”.

” Credo di aver espletato il mio compito di presidente al massimo delle mie capacità. Sono orgoglioso dei risultati che abbiamo ottenuto insieme, per cui abbiamo combattuto fianco a fianco in battaglie importanti, fino all’ultima in favore dei giovani autori”, ha poi sottolineato Paoli concludendo di presentare le sue dimissioni irrevocabili, “con la certezza che la Siae saprà continuare la sua missione di tutela della creatività italiana”.

Gino Paoli che è stato iscritto nel registro degli indagati per un’evasione fiscale di circa 800 mila euro per il trasferimento in Svizzera di 2 milioni di euro, sarà interrogato, il prossimo 2 marzo, dai pm Nicola Piacente e Silvio Franz, titolare dell’inchiesta. Il suo commercialista Andrea Vallebuona, ex collaboratore di Giovanni Berneschi, indagato nell’inchiesta sulla maxi truffa ai danni di Banca Carige, sarà invece interrogato domani, mercoledì 25 febbraio. Secondo le indagini, Paoli si sarebbe rivolto a Vallebuona perché stava cercando di far rientrare in Italia i 2 milioni esportati illegalmente in una banca svizzera.