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LIBRI: ‘Il gallo rosso’

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f60ef084-92b7-41b4-94a7-0b9bfaacc4d6Oggi, la redazione di CheDonna, per la categoria Libri, vi presenta una novità: Il gallo rosso. Precariato e conflitto di classe in Emilia-Romagna 1880-1980 di Valerio Evangelisti.

Il gallo rosso (o galletto rosso) era una forma di sabotaggio che i contadini adottavano nei primi anni del Novecento nelle campagne emiliano-romagnole. La disaffezione nei confronti della controparte era tale che i braccianti arrivavano a dare fuoco alle colture e ai fienili, bestiame compreso, per rivendicare i propri diritti. Dalla fine della mezzadria, surclassata dalla razionalizzazione capitalistica dell’agricoltura, la figura principe del lavoratore emiliano romagnolo diviene il bracciante, un lavoratore intermittente come le necessità delle colture. Di fatto nasce allora la precarietà nel lavoro che oggi riempie le pagine dei giornali. Di quel periodo Valerio Evangelisti parla nel romanzo Il sole dell’avvenire, nella seconda parte della trilogia, uscita per Mondadori a Novembre 2014 con il sottotitolo Chi ha del ferro ha del pane. Ecco perché oggi ripubblichiamo questo saggio (uscito per la prima volta nel 1982) di taglio economico, in cui il padre dell’inquisitore Eymerich si cimenta con il rapporto tra Stato (allora monarchico), capitale e lavoro nella regione Emilia-Romagna. Ma non finiscono qui i punti di interesse di questo libello, che di fatto si divide in due parti: dal 1890 al 1921 e dal 1945 agli anni Ottanta, passando per lo spinoso 1977…

Dapprima dunque si tratta della nascita di alcune forme organizzative a cavallo tra i due secoli XIX e XX. Allora il tessuto sociale emiliano romagnolo, come riportato nel saggio Storia del Partito Socialista Rivoluzionario, pubblicato da Odoya nel 2013 e scritto dallo stesso Evangelisti, era orientato verso forme di vita e di lavoro egualitarie. Anarchici, socialisti (divisi in varie correnti) e sindacalisti rivoluzionari erano influenti e numerosi nella regione. La nascita delle prime cooperative e in seguito il montare dei moti diffusi del “biennio rosso” ne sono la riprova. Saranno la monarchia e in seguito il fascismo con la dura repressione di cortei e scioperi a tarpare i sogni di libertà e le rivendicazioni dei braccianti emiliano-romagnoli.
Ancor prima della svolta verso l’industrializzazione, il potere centrale dello Stato occhieggiava al liberismo capitalista e non al “welfare” dei lavoratori.

Da questo la nascita delle forme di protesta. Oltre al galletto rosso per esempio vi erano i “cicloni”, cioè torme di braccianti che impedivano ad altri di lavorare per una paga che a loro non andava bene, fenomeno osteggiato anche dalla Camera del lavoro e dalle Leghe, ma che attribuiva ai lavoratori forte potere di contrattazione.
Al nascere del modello emiliano i contadini socialisti, almeno quelli rimasti indenni dal nefasto ventennio fascista, venivano percepiti come serbatoio di manodopera per l’industria che andava riconvertendosi dopo lo sforzo bellico. E si giunge infine all’“altro ieri”.
“A Modena, Ferrari e Maserati sono acquistate dalla Fiat (la seconda via Citroën), e uguale sorte tocca alla ferrarese

Lamborghini Trattori. A Forlì, la Becchi fa parte del gruppo Zanussi; a Reggio Emilia, la Super Box fa parte della Metal Box, e la Landini Massey Ferguson della Massey Ferguson; a Parma, la Sovrana appartiene alla Candy, mentre a Piacenza la ARBOS è proprietà di un gruppo statunitense; e così via.” Quindi grandi industrie sussumono le piccole, creando un tessuto reticolare. Se la famigerata figura dell’operaio massa aveva creato negli anni Settanta grossi problemi ai capi d’industria, in Emilia-Romagna il tessuto era già costellato di piccole aziende che dettavano regole proprie spesso all’insegna della precarizzazione. L’azienda artigiana, sostiene l’autore, è di per sé soggetta a un andamento sussultorio e i tempi di lavoro elastici determinano condizioni di lavoro elastiche. Ecco dunque che il ”modello emiliano” crea con dolo e avallo del Partito comunista italiano quella precarietà che oggi è difficile da debellare.

Un libro profetico scritto in tempi di crisi ben più lievi di quella che stiamo vivendo, ma che delinea già tutti gli errori teorici che hanno portato l’economia di allora a essere l’economia (disastrata) di adesso.