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Libia: Italia pronta ad entrare in guerra. Minaccia dell’Isis alle porte del Belpaese

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C’è caos in Libia dove da oltre un anno la situazione nel paese si è deteriorata fino a diventare fuori controllo, di pari passo all’escalation dello Stato Islamico.

LIBYA-UNREST

La scorsa estate furono evacuate le ambasciate di molti paesi, tranne quella italiana. Ma ieri, il governo italiano, per motivi di sicurezza, ha richiamato i nostri connazionali ancora presenti nell’unica sede diplomatica rimasta attiva a Tripoli.

Giovedì scorso, lo stesso premier Matteo Renzi al Consiglio Europeo aveva lanciato l’allarme per la situazione libica affinché fosse avviata una strategia di pacificazione anche in sede dell’Onu.

Posizioni dell’Italia sulla Libia

L’Italia ha tutti gli interessi affinché vi sia un intervento internazionale. Il ministro dell’Interno Angelino Alfano ha dichiarato che “Senza una rapida mobilitazione generale per la Libia correremo il rischio di vedere installato un califfato islamico alle nostre porte”.
Insomma, per molti esperti internazionali, tra cui il commissario Onu Leon pensare ad un intervento di “peacekiping” senza un’intesa con le milizie potrebbe provocare uno scenario pericoloso.
Dal canto suo, il ministro degli esteri italiano, Paolo Gentiloni, ha addirittura parlato dell’ipotesi di un intervento militare da parte dell’Italia: “Se non si trova una mediazione in Libia, bisogna pensare con le Nazioni unite a fare qualcosa in più. L’Italia è pronta a combattere in un quadro di legalità internazionale”, ha dichiarato Gentiloni.

Secondo quanto riporta l’agenzia France Presse nel paese vengono trasmessi via radio versi del Corano e i discorsi di Abu Bakr al Baghdadi, il leader dello Stato Islamico, alla guida del Califfato, creato tra l’Iraq e la Siria la scorsa estate. Secondo gli osservatori, l’Isis che è già arrivato a Sirte, nella notte tra il 12 e il 13 febbraio, potrebbe tentare di occupare la città, dando vita a degli scontri con i miliziani che già hanno il controllo della città, situata a circa 400 km da Tripoli e a 300 miglia marittime dall’Italia.

Ancora questa mattina è esploso un oleodotto. Uno degli episodi che segue quelli di una lunga serie, che ha fatto andare in picchiata la produzione di petrolio nel paese.

Alcuni osservatori sottolineano che, la posizione dell’Italia riguardo al deterioramento nel paese, alza il livello della retorica diplomatica. Il problema risiede anche nel quadro del negoziato con le autorità riconosciute internazionalmente e la miriade di autorità locali non riconosciute come quelle che si sono formate a Tripoli o Misurata, per cui è difficile trovare nel paese un interlocutore politico mentre l’Isis avanza. Russia e Francia potrebbero essere a favore di un intervento militare, mentre al momento, l’Inghilterra non sta prendendo posizioni.

Milizie in Libia

Vi sono molte milizie che in Libia hanno giurato fedeltà all’Isis e sono state già protagoniste di molte azioni violenti, tra cui la presa di 21 ostaggi egiziani proprio a Sirte. Lo stesso presidente egiziano Abdul Fattah al-Sisi ha detto di seguire molto da vicino la questione e ha chiesto a tutti gli egiziani di lasciare la Libia.
Tra i miliziani dell’Isis ve ne sono a centinaia provenienti da Egitto, Tunisia, Sudan, Algeria, Yemen, Nigeria e Mauritania ma anche palestinesi. Secondo le indiscrezioni ci sarebbero “migliaia” di sostenitori dell’Isis che sono arrivati dall’estero e che avrebbero utilizzato il territorio libico per raggiungere la Turchia per poi passare in Siria.

Tra le milizie sostenitrici dello stato islamico e di Al qaeda vi sono quelle fedeli ad Ansar al Shariya presenti a Derna e a Bengasi, l’esercito dei mujaheddin, la brigata Rafallah al Sahati e la Brigata dei Martiri del 17 Febbraio: tutti hanno deciso di aderire ai precetti di al Baghdadi.  “Ogni giorno che passa l’Isis è più forte”, ha ammonito Ali Nayed, ambasciatore libico presso gli Emirati Arabi Uniti e consigliere del premier Abdullah al Thani, sottolineando che “dopo avere messo piede in Libia nella città di Derna adesso lo Stato islamico controlla sette centri urban e da questi ha iniziato operazioni militari contro 12 luoghi abitati, puntando ad estendere i territori che controlla”.