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Giorno della Memoria: “Le donne ad Auschwitz”

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Sono numerosi gli eventi in tutta Italia per il Giorno della memoria, la commemorazione delle vittime dell’Olocausto. Ad Udine si terrà la presentazioni di un libro di Charlotte Delbo intitolato  “Donne ad Auschwitz”.  Si tratta della prima traduzione in italiano di questo racconto biografico uscito nel 1965.

Pictures of nine famous French feminists

Contemporaneamente sarà inaugurata una mostra dedicata all’autrice che aprirà i battenti, venerdì 6 febbraio, a palazzo di Toppo Wassermann, sede dell’università in via Gemona. La mostra ripercorre la vita della Delbo  (1913-1985), figlia di emigrati italiani e figura di spicco nella Resistenza e nella lotta clandestina contro i nazisti, che venne arrestata assieme al marito, Georges Dudach, in seguito fucilato.

L’autobiografia della Delbo è uno spaccato commuovente della vita di 229 donne francesi, non ebree, che il 23 gennaio 1943 furono deportate ad Auschwitz-Birkenau. Solo in 49 tornarono a casa. La maggior parte di loro aveva collaborato con il movimento partigiano e perirono a causa delle condizioni della loro detenzione nel campo di sterminio a causa delle temperature rigide, della denutrizione, delle malattie.

“Ma se il nostro convoglio ha avuto un così alto numero di sopravvissute (sì, per Birkenau, 57 su 229 dopo sei mesi nel 1943 è un dato eccezionale, unico nella storia del campo) è perché ci conoscevamo già, è perché noi formavamo, all’interno di un grande gruppo compatto piccoli gruppi strettamente legati, è perché ci aiutavano in tutte le maniere: darsi il braccio per camminare, sorreggersi, curarsi, anche il solo parlarsi”, scrive la Delbo, sottolineando che “la parola era difesa, riconforto, speranza. Parlando di ciò che eravamo prima, continuavamo questo prima, conservavamo la nostra realtà. Ciascuna delle sopravvissute sa che senza le altre non sarebbe ritornata”.

Il destino di 229 donne che non vanno dimenticate, la violenza subita, i soprusi e le ingiustizie. Instanti, frammenti e tragedie di molte donne che hanno avuto il coraggio di entrare nel campo di sterminio a testa alta, cantando la Marsigliese.