Milano: dimesso bambino nato da madre in morte cerebrale

Una tragedia dalla quale sboccia la speranza. E’ la storia di una donna, una milanese di 36 anni, che lo scorso ottobre, era arrivata all’Ospedale San Raffaele di Milano, in condizioni di morte cerebrale, provocata da un’emorragia. La donna era alla 23esima settimana di gravidanza e pertanto i medici hanno deciso di tenere in vita la madre in morte cerebrale, per prolungare il più possibile la gravidanza e far nascere il bambino in condizioni non a rischio e raggiungere almeno la 28 esima settimana.

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“Gli organi della donna e il feto sono stati monitorati e protetti per due mesi dalle possibili complicanze nel reparto di Neurorianimazione, diretto da Luigi Beretta. Per decisione collegiale di tutti gli specialisti coinvolti, è stato effettuato il parto con taglio cesareo dall’equipe di Massimo Candiani, Responsabile dell’U.O. di Ginecologia e Ostetricia, alla 32a settimana, periodo giudicato ottimale nel bilancio rischi e benefici”, aveva reso noto, lo scorso 18 dicembre, la struttura ospedaliera, annunciando la nascita del bambino che pesava 1800 grammi.

Dopo l’intervento, i familiari della donna avevano consentito il prelievo di organi a scopo di trapianto.

Alla nascita le condizioni generali erano buone e il neonato aveva un’autonoma attività respiratoria. Adesso, il bambino prematuro è rientrato nel “quadro di normalità” e pesa circa 2,8 chili. Tanto che per lui è giunto il momento di cominciare la sua vita in tutti i sensi ed è stato pertanto dimesso.

“Durante la degenza si è svolto in modo regolare e privo di complicanze, è stato garantito il supporto nutrizionale, inizialmente per via venosa, fino alla piena autonomia alimentare”, ha spiegato Graziano Barera, responsabile della Neonatologia, ricordando che “il felice esito neonatale, non scontato è da considerarsi un grande risultato raggiunto grazie alla qualità delle cure, a partire dall’intervento di emergenza extraospedaliero fino al percorso all’interno dell’Ospedale San Raffaele”.

Dal canto suo, Massimo Candiani, direttore dell’unità operativa di ginecologia, ha tenuto a sottolineare che si tratta di un caso “umanamente e scientificamente eccezionale”.

Un augurio da tutta la famiglia!

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