Greta Ramelli e Vanessa Marzullo: i dubbi intorno al caso più discusso del momento

La polemica nata dal giorno della liberazione delle cooperanti lombarde, Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, non si placa, al contrario si alimenta e si colora di particolari che se accertati prenderebbero delle sfumature molto serie e gravi. Mentre il governo continua a smentire il pagamento di un riscatto per il rilascio delle due giovani volontarie, il “fatto quotidiano” pubblica delle intercettazioni telefoniche che fanno vedere il caso sotto una prospettiva davvero diversa e per tratti anche  imbarazzanti. Chedonna.it vi informa degli ultimi aggiornamenti sul caso.

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Queste intercettazioni telefoniche sarebbero state fatte dai Ros dei carabinieri da prima della partenza di Greta e Vanessa e il contenuto delle conversazioni tra le ragazze e un 47 siriano che vive vicino Bologna sono davvero sconvolgenti in quanto le due volontarie apparirebbero in un ruolo di militanti e non di crocerossine.

Greta e Vanessa crocerossine o militanti?

Il dubbio e la poca chiarezza avvolgono la vicenda del sequestro e sopratutto della “missione” che Greta Ramelli e Vanessa Marzullo hanno intrapreso con il loro viaggio in Siria. Ci limiteremo ad esporre i fatti lasciando le considerazioni fuori da un servizio che vuole informare. Il 15 gennaio un tweet della televisione Al Jazeera diffonde la notizia che le due ragazze sono state liberate, dal fronte Al Nusra che le teneva sotto sequestro. Subito dopo si comincia a diffondere la notizia di un riscatto di 12 milioni di euro che il governo italiano avrebbe pagato per il rilascio delle sue ragazze. Mentre tutta l’italia chiede chiarezza sul pagamento del riscatto, un fulmine si abbatte sulla vicenda, il “fatto quotidiano” pubblica delle intercettazioni telefoniche effettuate dai  Ros dei carabinieri di conversazioni tra Greta Ramelli e Mohammed Yaser Tayeb, un siriano residente in Italia già intercettato dai carabinieri come militante islamico. In queste intercettazioni si evince un fine tutt’altro che pacifista delle due volontarie, che sembrano voler consegnare dei kit di pronto soccorso mimetici come supporto del Free Syrian Army, l’esercito libero siriano.Nelle telefonate Greta spiega che i kit sarebbero stati distribuiti a gruppi di combattenti composti da 14 persone e che sul posto ci sarebbe stato un referente che avrebbe fatto un piccolo corso sull’utilizzo di questi kit.  La ricevuta dell’acquisto dei kit di pronto soccorso sarebbe infatti a nome di Vanessa Marzullo. Bisognerà attendere ulteriori sviluppi e soprattutto che le indagini degli inquirenti facciano chiarezza su questa pagina di storia del nostro paese che ormai sempre di più diventa la storia del mondo.

 

 

 

 

 

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