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Greta e Vanessa chiedono scusa all’Italia

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Sono libere e saranno presto di nuovo a casa. Le due cooperanti Vanessa Marzullo e Greta Ramelli, rapite il 31 luglio del 2014 nel nord della Siria e liberato lo scoro 15 gennaio.

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Ieri le due ragazze sono state ascoltate dalla Procura di Roma che ha aperto un’indagine per sequestro con finalità terroristiche. Secondo le indiscrezioni trapelate sui verbali delle audizioni, le due giovani hanno raccontato di essere state tenute in varie prigioni nella zona Nord della Siria. Per le due volontarie sono stati 5 mesi difficili, ma assicurano “non abbiamo mai subito violenza”.
Per quanto riguarda il tema del riscatto, Greta e Vanessa hanno affermato di essere all’oscuro delle modalità della loro liberazione.

Le scuse delle due volontarie

Un’esperienza dura per due ragazze appena ventenni che si sono sciolte in lacrime rivedendo i loro famigliari. Greta incontrando i suoi genitori è scoppiata in lacrime e si è scusata: “Scusa mamma se ti ho fatto tanto male. Ci scusiamo entrambe… con voi e con tutta l’Italia. Non tornerò mai più in Siria”.
Vanessa visibilmente commossa ha poi ricordato che “eravamo andati laggiù solo per aiutare i bambini, quello era l’obiettivo del nostro viaggio”, ammettendo di essere state forse troppo “leggere” e di essersi sbagliate “a farlo in quel modo”.
Infatti, le due ragazze che sono state rapite solo dopo tre giorni dal loro arrivo in Siria, non avevano una rete di protezione fornita da una organizzazione non governativa in quanto avevano promosso di loro iniziativa un progetto per portare aiuti sanitari ai bambini in una zona vicina al confine con la Turchia, senza appoggi stabili sul territorio e non conoscendo i comportamenti da tenere in una zona teatro di guerra. Ma non solo. L’iniziativa non era stata segnalata neanche al Ministero degli Esteri.

Intanto per oggi è previsto il ritorno a casa: la mamma di Greta ha inviato un sms ai famigliari con il quale annuncia che rientreranno oggi a Gavirate.

Il padre di Vanessa mentre attendeva il rientro della figlia a Verdello ha tenuto a precisare che Vanessa “non ci ha chiesto scusa, perchè non c’era nulla per cui chiedere scusa. L’ho trovata bene e non ha subito violenze. Si è dunque trattato di una brutta storia fortunatamente a lieto fine. Ora ha bisogno di qualche giorno di tranquillità. Anche a noi non ha ancora raccontato i dettagli”.

Il mistero sul riscatto

Sulla vicenda, ieri è stato ascoltato in audizione il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni che ha reso noto alcuni dettagli dell’operazione, ringraziando “i servizi di intelligence, l’unità di crisi della Farnesina e tutte le autorità che con un gioco di squadra hanno portato ad un risultato importantissimo”. Il ministro degli esteri ha poi smentito il pagamento di un riscatto di 12 milioni di euro: “Che sia stato pagato un riscatto sono solo illazioni. Siamo contrari al pagamento di riscatti”,  ha riferito Gentiloni, ricordando che “l’Italia in tema di rapimenti si attiene a comportamenti condivisi a livello internazionale, sulla linea dei governi precedenti”.

Quel “se la sono cercata” fuori luogo

Di certo fanno scalpore i commenti che circolano sulla rete con i quali in molti hanno scritto che le due ragazze “se la sono cercata”. Tesi che non è passata di certo inosservata al ministro Gentiloni  il quale, alla Camera, ha affermato senza mezzi termini che “considero inaccettabile che qualcuno abbia detto che Vanessa e Greta se la siano cercata. L’Italia ha bisogno di questi cooperanti e di questi volontari”.
Cosa dire allora alla giovane Greta si è subito confrontata con il fratello chiedendo informazioni sulle reazioni apparse nei social network: “Tranquilla, c’è grande solidarietà”, ha replicato il fratello. Una solidarietà che vorremmo vedere anche in molti politici che polemizzano anziché rallegrarsi del fatto che siano state salvate due vite. Fortunatamente sui social circolano numerose testimonianze di solidarietà e dal “Je suis Charlie Hebdo” si arriva al gioco di parole “Je suis Greta e Vanessa” per sottolineare il coraggio e l’impegno umanitario di due piccole, ma grandi, donne.