Registi italiani contro il divieto di fumo nei film

Divieto di fumo nei film: registi italiani sul piede di guerra. Con il nuovo anno, potrebbe arrivare una stretta sui fumatori. In questi giorni, il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha esposto alcune linee che potrebbero essere applicate per nuove restrizioni per ridurre il numero dei consumatori.
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Restrizioni  che potrebbero colpire pensantemente i fumatori tanto che viene pensato di vietare le sigarette nei parchi pubblici, negli stadi e nelle spiagge attrezzate, ma anche sulle macchine con bambini a bordo e infine anche nei film e serie tv nazionali, se vengono accese in un numero eccessivo di scene. Il Ministro ha ricordato come la legge Sirchia del 2005 ha già cominciato a modificare i costumi degli italiani vietando il fumo nei luoghi chiusi.  Per quanto riguarda le nuove norme, la Lorenzin sostiene che “si tratta di possibili iniziative, il cui successo in altri Paesi è documentato”.

Divieto di fumo nei film: lo sdegno dei registi

L’idea di vietare le sigarette nei film ha però scatenato lo sdegno dei registi italiani che hanno sottoscritto una lettera aperta, pubblicata oggi su Repubblica.it, nella quale denunciano che si tratta di una limitazione dell’espressione artistica che giunge proprio in un momento nel quale dopo l’attentato di Parigi al settimanale satirico Charlie Hedo vi sono “orribili eventi che feriscono a morte la libertà d’espressione”.
La lettera è firmata da Niccolò Ammaniti, Francesca Archibugi, Roberto Cicutto, Umberto Contarello, Save-rio Costanzo, Nicola Giuliano, Filippo Gravi-no, Daniele Luchetti, Mario Martone, Andrea Molaioli, Antonio Monda, Enzo Monteleone, Gabriele Muccino, Domenico Procacci, Andrea Purgatori, Ludovica Rampoldi, Gabriele Salvatores, Paolo Sorrentino, Ric-cardo Tozzi, Paolo Virzì.

Nella premessa i registi si chiedono “che senso ha limitare le azioni di un personaggio immaginario?”, sottolineando che “l’espressione artistica non ha la missione di educare”.
In merito alla restrizione ipotizzata dalla Lorenzin, i registi hanno espresso “stupore e preoccupazione che ne possa venir fuori una norma che limiti in modo davvero ridicolo la possibilità di raccontare la vita delle persone nei film”. La lettera aperta si conclude con un appello in cui i registi chiedono al Ministro di “occuparsi della salute pubblica e di una vita più decente, avanzando proposte e soluzioni entro i limiti di uno Stato che non si incaponisca in modo tragicomico a contare la frequenza delle accensioni e delle aspirazioni di una sigaretta in un film, in un libro, in un fumetto, in un’affissione stradale”.