La condizione delle donne nel mondo, a che punto siamo?

La donna, alla soglia del terzo millennio, cosa ha veramente conquistato? Quali diritti ha davvero fatto entrare nelle sue ossa e nella sua anima e non soltanto su un decreto di legge? Siamo emancipate, siamo libere, abbiamo potere, facciamo della nostra vita ciò che più ci piace. Ma sarà vero tutto questo super flusso di autostima ed emancipazione? Ne dubito. Vedo ragazze poco più che minorenni al lato della strada, costrette a vendere il loro corpo per far guadagnare uno o più uomini e per regalare uno squallido piacere a qualche individuo che di maschio e uomo conserva ben poco ormai.  Il problema non è quello dei diritti che ci spettano, piuttosto di quelli che ci sono “stati concessi”, boccone amaro che, in fondo, la maggior parte dell’emisfero maschile non ha ancora buttato giù o, nel peggiore dei casi, non ci ha accostato nemmeno la bocca.  Le suffragette hanno insegnato molto alla storia delle donne, il movimento femminista ha cambiato la storia di molti Paesi ma dentro, dentro di noi siamo cresciute? Chedonna.it vuole fare il punto della situazione utilizzando gli occhi del cuore e tenendoli bene aperti!

suffraggette

Basta guardarci intorno, accedere la televisione o aprire un giornale per rendersi conto di quanti episodi di cronaca nera riempiano i nostri giorni, un piccolo esame del viaggio che ha compiuto, se realmente lo ha compiuto, la donna è un dovere per noi tutte.

Le donne e i loro diritti, conquistati o semplicemente concessi ?

Siamo in grado di gridare dritto in faccia al bruto un secco no? Se allarghiamo lo sguardo sul panorama mondiale, mi dispiace ma forse abbiamo appena svoltato l’angolo tornando a casa dopo l’ultima protesta per il diritto di voto e, con una pacca nemmeno molto delicata di nostro marito, veniamo rispedite ai fornelli con un cartello appeso al collo che dice “è stato bello finchè è durato”.

Se è vero che noi siamo ciò che pensiamo, e che gli altri ci trattano con rispetto nella misura in cui noi nutriamo rispetto per noi stesse, allora non siamo davvero cresciute! Siamo pronte a puntare il dito verso quelle donne che sono “costrette” per religione a portare un velo, ma non ci rendiamo conto che il velo lo portiamo ogni giorno: quello della solitudine intellettuale, quello di un matrimonio che ci sta stretto, quello di una maternità che ci pesa, quello di un posto di lavoro che ci piega e ci riduce come macchine. Siamo qui, non dovete girarvi intorno o prendere un aereo per capire che ci siamo fermate a metà percorso.

Sono partita dalla nostra condizione di donne italiane, che sicuramente annovera anche moltissime donne che cariche di luce e forza interiore hanno cambiato il mondo intorno a loro, con lacrime, pazienza, forza e preghiera. Donne che sono riuscite a detenere il potere non dimenticando che sono amore puro, madri che portano dentro di loro la vita sulla terra.

Siamo anche però donne che ancora subiscono la violenza e che difficilmente denunciano. La paura ci blocca, perchè nel profondo la nostra anima conosce la verità e la realtà ci da ragione: quei diritti sono solo sulla carta, in realtà troppe donne sono morte per mano dei loro aguzzini dopo aver denunciato più volte un ex marito o un corteggiatore ossessivo. Di scarpette rosse dovremmo riempire il mondo! Ma a che servirebbe? La paura recondita di essere considerate la parte debole si è attaccata al nostro DNA da secoli e i governi, retti da uomini, continuano a giocare a guardia e ladro, ma sui nostri volti lividi.

La certezza della pena è uno delle salite più ripide della nostra realtà, come afferma A.R.C., una professionista che vive a stretto contatto con donne abusate in una struttura protetta in Italia: “Il fenomeno della violenza sulle donne è in continuo aumento. La cosa preoccupante è che una percentuale molto alta riguarda donne italiane. Tantissime donne si rivolgono ai centri antiviolenza ma poche decidono di cambiare vita e allontanrsi realmente dalla violenza. Hanno paura di perdere i bambini, la casa e sopratutto perchè non credono nella giustizia. Spesso sono donne che in passato si sono rivolte alle forze dell’ordine ma tutto si è concluso con un obbligo di firma in caserma da parte del maltrattante o con una semplice convocazione in caserma per chiarimenti. Le donne in questo modo sono doppiamente vittime: perdono fiducia in se stesse con conseguenti problemi psicologici e bassa autostima. Uscire dal tunnel della violenza è difficile ma non impossibile. Ci vuole tanta determinazione e la forza di non abbassare mai la guardia quando tutto sembra andare male. Chiedere aiuto e continuare a lottare le uniche alternative. La politica ha l’obbligo di attivarsi in tal senso per garantire la certezza della pena, soltanto in questo modo le donne si sentiranno meno sole e prenderanno coraggio!”.

Uno spaccato di vita che si consuma all’interno del nostro “bel Paese”, proprio accanto alle nostre belle case e alle nostre famiglie perfette. Non si può girare lo sguardo altrove, lo fanno in troppi. Noi donne dobbiamo essere vicine e solidali, strette in una catena lunga quanto il mondo per accogliere e aiutare tutte le donne vittime di abusi e soprusi. Come quelle che vengono ancora sottoposte alla pratica dell’infibulazione, che provoca la morte prematura di molte ragazzine, visto che ancora ad oggi viene praticata senza condizioni igienico sanitarie adatte e  senza anestesia, compromettendo la vita sessuale e riproduttiva di queste donne per sempre. Dovremo stringere a noi tutte le donne che nel mondo vengono mutilate, bruciate, lapidate, rinchiuse e stuprate. La violenza sessuale infatti è da poco stata riconosciuta dalle leggi internazionali come arma di guerra: in molte parti del mondo viene utilizzata come strumento bellico per annientare e sottomenttere il nemico.

Un quadro terribile in cui una pennellata di colore la possiamo dare noi, donne fortunate, amate dai propri uomini, madri, manager, che lottano ogni giorno per i propri ideali e che godono della libertà di pensare e costruire un futuro su misura del nostro cuore. Ogni giorno dobbiamo ringraziare Dio per quello che abbiamo, perchè essere nate in un luogo socialmente e culturalmente “evoluto” non è stato un merito ma soltanto un opportunità per cambiare il mondo. Forse siamo davvero esseri speciali se ci è stato affidato un compito così importante: non gettiamo via la possibilità di regalare l’amore.