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LIBRI: ‘Uomini. I Ritmo Tribale, Edda, e la scena musicale milanese’

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17ed3126-a69d-431a-b92f-eeae78b365a1Prima dell’avvento di Napster, ITunes e gli Mp3 a Milano c’era una vivace scena underground. Tra l’87 e il ’95 i Ritmo Tribale sono stati uno dei gruppi di spicco del rock nostrano. La band, oggi “di culto”, nacque in un liceo classico: Fabrizio Rioda, Alessandro Zerilli, Stefano “Edda” Rampoldi e Alessandro Marcheschi erano nella stessa classe e dopo la scuola si ritrovavano alle panchine di Piazza Grandi.
Elisa Russo racconta la parabola dei Ritmo Tribale tramite le voci dei protagonisti della scena musicale di quegli anni e completa questa oral history meneghina condendola con materiali del periodo come recensioni musicali, testi delle canzoni, alcune importanti lettere, racconti e addirittura qualche sms.

Questa “Ritmotribalogia” completa amplia la propria prospettiva indagando tutta la scena musicale della Milano rock degli anni ‘80 e ’90 sfruttando interviste fatte ad hoc a personaggi come Morgan, Giacomo Spazio (della Vox Pop), Manuel Agnelli degli Afterhours, Claudio “Klaus” Bonoldi che ora è insegnante della scuola di Amici di Maria de Filippi e lavora per la Universal, Fabrizio Rioda in quanto creatore e proprietario della Jungle Sound Station oltre che come membro dei Ritmo Tribale.

Il vivido ritratto della Milano di quegli anni descrive dapprima l’impeto all’autoproduzione e la frequentazione di sale prove improvvisate e poco accessoriate, spesso in posti occupati, come il C.A.F. di via Cadore che venne sgomberato con tutta l’attrezzatura della band ancora all’interno, poi venne la creazione di etichette indipendenti come la Vox Pop, che produsse alcuni dei gruppi più importanti del periodo come Africa Unite, Mau Mau e Afterhours, infine, quando la scena e i gruppi (tra cui i Ritmo) iniziarono ad avere un proprio affezionatissimo pubblico, nacquero esperienze più strutturate come la sala prove/casa di produzione Jungle Sound Station di Fabrizio Rioda e compagni dove si appoggiavano per le prove personaggi del calibro di Vasco Rossi, Marco Masini, gli Oasis e Iggy Pop. A quel tempo le “major” cercavano di stare al passo scritturando gruppi indie e creando delle etichette indipendenti parallele alla produzione mainstream come l’importantissima Black Out.

Il personaggio principale del volume resta Stefano Edda Rampoldi sul quale il giudizio è unanime: “è una rock star” e lo è sempre stato.
Nel 1996, all’altezza di Psychorsonica, l’eccentrico front man si chiama fuori. Forse schiacciato dal successo raggiunto con il tour di Mantra, Edda inizia a farsi viepiù di eroina.

Decide così di sparire per degli anni (12!) facendo credere di esser andato in India oppure di essere addirittura passato a miglior vita. In realtà sta combattendo con i suoi demoni, sempre in Lombardia. I compagni sfornano un altro album senza di lui (Bahamas), poi si sciolgono e Scaglia, Marcheschi e Briegel formano i No Guru, nel frattempo il mito del “desaparecido” Edda lievita fino alle stelle.
Il musicista, che ha attivamente partecipato alla stesura del libro ed è in procinto di uscire con il suo terzo album da solista
(dopo Semper Biot e Odio i vivi usciti per Niegazowana/Venus) racconta la sua discesa agli inferi e ritorno, come fece all’Era Glaciale di Daria Bignardi qualche anno fa, ma in modo più completo.
Uomini è la storia della Milano di oggi che è nata nella Milano di ieri, ma non quella da bere, quella underground.