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CARO AVVOCATO:

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telefonoL’avvocato Sara Testa Marcelli risponde:

La Suprema Corte di Cassazione ha recentemente avuto modo di pronunciarsi in merito alle c.d. “telefonate mute“, ossia telefonate nelle quali colui che effettua la telefonata non pronuncia alcuna parola e/o suono. Secondo i giudici di legittimità “non ricorre la continuazione per chi reca molestie con telefonate mute in quanto è la pluralità delle condotte a recare disturbo e non la singola telefonata“.

È noto che il reato contravvenzionale di molestia o disturbo alle persone non abbia necessariamente natura di reato abituale, sicché può essere realizzato anche con una sola azione  e quindi il reiterarsi dell’azione è suscettibile di integrare il vincolo della continuazione fra più fatti costituenti reato.

Pur tuttavia il reato di molestia può anche assumere la forma dell’abitualità, incompatibile con il vincolo della continuazione, allorché sia proprio la reiterazione della condotta a creare disturbo e quindi solo al ripetersi della stessa deve ritenersi integrata la fattispecie in parola (nella specie è stata contestata la condotta di aver fatto più telefonate mute all’utenza cellulare della persona offesa e si è ritenuto che la pluralità delle condotte è ciò che ha arrecato disturbo e non la singola telefonata).