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Rapporto Istat 2014: la crisi, i giovani e le famiglie

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E’ concepibile che nei paesi cosiddetti ricchi si possa vivere in condizione di povertà e che che a patirne siano anche i bambini?

Mercoledì 28 maggio, è stato presentato a Montecitorio il Rapporto annuale dell’Istat (Istituto nazionale di statistica) in cui si presenta la situazione italiana. Dai dati resi noti emergono gli squilibri sociali prodotti dalla crisi prolungata. E le conseguenze di questi squilibri ricadono come al solito sui più piccoli.

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Nel 2013 sono diminuite drasticamente le nascite dei bambini, i disoccupati sono 6,3 milioni e aumenta l’emigrazione. Il disagio sociale è ancora forte  e ciò che colpisce in modo particolare che siano un milione i bambini che vivono in condizione di povertà e tre milioni rischiano di precipitarvi. L’Unicef denuncia da tempo questa pericolosa deriva e giorni fa Save the Children ha lanciato un appello rivolto ai futuri parlamentari europei. E certo è possibile con provvedimenti adeguati scongiurare una tale intollerabile ingiustizia, ma c’è la reale volontà di farli? O sono solo parole?

L’Istat mette, anche, in evidenza la crisi demografica che sta vivendo il nostro paese:«La vita media in continuo aumento da un lato (79,6 anni per gli uomini e a 84,4 anni per le donne), e il regime di persistente bassa fecondità dall’altro (1,42 figli per donna contro l’1,58 medio Ue), ci hanno fatto conquistare a più riprese il primato di Paese con il più alto indice di vecchiaia del mondo».

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Alle incertezze economiche, infatti, consegue che «Alla fine dell’anno i bambini iscritti all’anagrafe saranno poco meno di 515.000 bambini, 12.000 in meno rispetto al minimo storico registrato nel 1995».

E il mancato incremento demografico influenza, anche, il numero dei giovani che vanno all’estero in cerca di un futuro che sempre di più diventa difficile pensare di avere restando a casa. La riflessione che ne consegue è che il nostro paese sta rischiando di spopolarsi sempre di più e se ce ne andiamo tutti, chi rimarrà?