Governo italiano: chi sono i nuovi ministri?

Renzi scioglie la riserva e presenta il nuovo governo

Oltre due ore a lavorare dietro una porta che poco aveva da invidiare a quella rossa del Grande Fratello: spiata, osservata, analizzata, inquadrata e fotografata da tutte le possibili angolazioni. Alla fine però la tanto attesa uscita è arrivata: Donato Marra, sottosegretario alla presidenza della Repubblica, apre la porta e si presenta davanti ad una stampa avvolta nel silenzio più trepidante di sempre.

“Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha ricevuto oggi al palazzo del Quirinale il Segretario Nazionale del Partito Democratico, dottor Matteo Renzi, – dichiara Marra – il quale, sciogliendo la riserva formulata il 17 febbraio ha accettato di formare il nuovo governo, sottoponendo al Presidente della Repubblica le proposte relative alla composizione del gabinetto ai sensi dell’articolo 92 della Costituzione. Il Presidente del Consiglio darà ora lettura della lista dei ministri.”

Nasce così il primo governo Renzi, una squadra che, a detta del suo stesso leader, punta ad arrivare al 2018 macinando numeri record: una riforma al mese, tanto per cominciare, e il tutto con il numero più basso di ministri mai visto che per metà appartiene al gentil sesso. Che sia davvero #lavoltabuona?

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Renzi del resto lo aveva annunciato. Ancora dietro la porta del Quirinale aveva twittato “Arrivo, arrivo, #lavoltabuona”, come a sottolineare la novità di un tornado che promettere di spazzar via il vecchio e traghettare finalmente l’Italia verso una nuova vita.

Certo, un po’ di emozione c’è stata: quella voce tremante nel pronunciare le prime parole davanti ai microfoni l’hanno notata un po’ tutti ma in fin dei conti il Primo ministro più giovane d’Europa sa come conquistare stampa e italiani, così non manca la battuta, “non vorrei farvi perdere Sanremo”, e la scelta stessa di annunciare l’uscita davanti alle telecamere con un “cinguettio” ha tutto il fascino di chi il protocollo non lo tiene poi tanto in considerazione.

Insomma, Matteo Renzi si presenta bene ma si sa che è ciò che succede dopo essersi seduti su quella poltrona che conta: una volta impugnato lo scettro chiunque rischia di vacillare e, forse, è proprio lì che il valore delle scelte fatte in precedenza deve farsi sentire. Quello è il momento in cui la squadra composta deve farsi valere e appoggiare il suo capitano. Chi ha scelto Renzi per questo arduo compito? Scopriamolo insieme.

La lista completa dei ministri

Matteo Renzi, presidente del Consiglio

Presidente della provincia a Firenze nel 2004 si insedia a Palazzo Vecchio cinque anni dopo. La sua scalata alla presidenza del consiglio inizia nel 2010, quando annuncia l’oramai proverbiale “rottamazione”.

Graziano Delrio, sottosegretario alla presidenza del Consiglio

Medico che debutta in politica nel 1999, quando diventa consigliere comunale per il Partito Popolare. Nove anni da sindaco di Reggio Emilia lo hanno poi preparato a divenire ministro per la prima volta con il governo Letta (affari regionali e sport) ma è da sempre uno del consiglieri più fidati del nuovo Presidente del Consiglio e così entra ora nella vera e propria stanza dei bottoni.

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Angelino Alfano, ministero dell’Interno

Prima di arrivare alla Camera nel 2001, l’attuale leader del Nuovo Centro Destra è passato da Agrigento al parlamentino siciliano, ascendendo sempre più nelle grazie di Silvio Berlusconi che nel 2008 lo nomina Gradasigilli e nel 2011 gli cede per cause di forza maggiore il ruolo di segretario del Pdl. L’avvocato però mal tollera il ritorno del suo mentore e così sceglie di iniziare a camminare con le proprie gambe e non seguirlo nella nuova avventura di Forza Italia.

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Roberta Pinotti, ministero della Difesa

Da sottosegretario del ministro Mario Mauro, diventa ora la prima donna capo delle forze armate italiane. Una lunga militanza nell’Agesci e la candidatura alle primarie perse per l’elezioni del sindaco di Genova nel 2012 sono i suoi più noti precedenti.

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Federica Guidi, ministero dello Sviluppo economico

Baluardo dal 1996 della Ducati Energia, azienda della sua famiglia, e capo dei giovani imprenditori è l’unica del “clan” ha passare dall’impresa al Palazzo, forte di tanta esperienza e una laurea in giurisprudenza.

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Maurizio Martina, ministero delle politiche agricole

Ex consigliere lombardo del PD e vero e proprio sostenitore di Bersani aveva giurato di rimanere nella regione per dare battaglia al governo leghista ma, evidentemente, la chiamata da Roma è stata più forte.

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Giuliano Poletti, ministero del Lavoro

Nato a Imola è stato assessore comunale prima e segretario del Pci poi. Dal 2002 guida Legacoop e dal 2013 Adc, l’alleanza nata tra cooperative rosse e bianche al cui vertice ha sostituito Luigi Marino, sbarcato al Senato con Scelta Civica.

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Dario Franceschini, ministero della Cultura

Vice di Veltroni e segretario del PD prima dell’avvento di Bersani, è tra i fondatori della Margherita e senza dubbio di casa a Palazzo Chigi con tre legislature in Parlamento e una prima esperienza come ministro per i Rapporti con il Parlamento.

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Andrea Orlando, ministero della Giustizia

A soli vent’anni è già nel Pci e viene eletto consigliere comunale a La Spezia. Bersaniano diventa con Letta Ministro dell’ambiente e poi Guardasigilli.

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Pier Carlo Padoan, ministero dell’Economia.

Incarichi di consulente della Banca Mondiale, della Commissione Europea e della Banca Centrale Europea sono solo parte del bagaglio di questo elemento chiave del governo. Vice segretario dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico nel 2007 si è presentato dieci mesi fa a Roma com e presidente dell’Istat e adesso è chiamato ad un arduo compito.

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Federica Mogherini, ministero degli Esteri

La laurea in filosofia politica conseguita alla Sapienza di Roma è solo il primo passo verso una carriera di stampo internazionale. Deputata e presidente della delegazione italiana all’Assemblea parlamentare della Nato, membro delle commissioni Esteri e Difesa, consigliere del Network europeo per il disarmo e la non proliferazione nucleare, e dell’Istituto Affari Internazionali: tutto ciò l’ha resa la donna giusta per sostituire la Bonino in un momento tutt’altro che facile.

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Beatrice Lorenzin, ministero della Salute

Proprio colei che appena un mese fa taccia Renzi di essere un pericolo per il governo ora fa parte del nuovo esecutivo in un settore certo a lei non ignoto: trai suoi vari precedenti c’è infatti l’istituzione di ben due commissioni per lo studio del discutissimo metodo Stamina. Schieramento politico madre: Pdl.

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Maurizio Lupi, ministero delle Infrastutture e dei Trasporti

La sua conferma pare uno dei punti fermi chiesti dal Ncd per appoggiare il governo. L’ex delfino del governatore Roberto Formigoni, ha iniziato come consigliere comunale a Milano nel 1993 ed è arrivato quindici anni dopo alla vicepresidenza della Camera

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Gianluca Galletti, ministero dell’Ambiente

Anche lui made in Bologna, l’esponente dell’Udc è entrato per la prima volta in Parlamento nel 2006. Al suo attivo un segretariato all’istruzione con Letta e l’assessorato al Bilancio con la Giunta azzurra di Giorgio Guazzaloca nella sua città.

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Stefania Giannini, ministero dell’Istruzione e della ricerca

Ex rettore dell’Università per stranieri di Perugia ha lasciato nel 2013 per candidarsi con Scelta Civica, partito di cui è diventata segretario dopo l’uscita di Mario Monti.

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Maria Elena Boschi, ministero delle riforme e dei rapporti con il Parlamento

Appena un anno alla Camera le bastato per balzare prima alla segreteria del Pd e poi al governo, forte di una laurea in giurisprudenza ma anche dei mitici tacchi leopardati sfoggiati all’ultima Leopolda.

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Marianna Madia, ministero della semplificazione

A soli 33 anni è deputato del Pd e membro della segreteria nazionale anche grazie al supporto di Veltroni che la lanciò nel 2008, nonostante la sua stessa affermazione di non conoscere gli emendamenti alle leggi.

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Maria Carmela Lanzetta, ministero degli Affari Regionali

Vero e proprio simbolo della lotta alla ‘ndrangheta grazie al doppio mandato come sindaco di Monasterace, un paesino della Calabria di 3500 anime. Dovette però veder bruciare la sua farmacia per salire agli onori della cronaca, fatto dopo il quale fu ribattezzata il sindaco anti-‘ndragheta. Sostenne Civati nella lotta per la segreteria del Pd.

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