Home Attualità L’APPELLO: “SCIOPERIAMO. Per fermare la Cultura della Violenza”

L’APPELLO: “SCIOPERIAMO. Per fermare la Cultura della Violenza”

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Un appello, una richiesta di uno sciopero per affermare il diritto alla vita e dire basta alle violenze sulle donne – Per ora è solo un appello, una raccolta di firme da parte di tantissime donne stanche di sentire ogni giorno dei casi di violenza sulle donne, ma questa protesta ha tutta l’aria di diventare ben presto qualcosa di concreto:Scioperiamo. Per fermare la Cultura della Violenza“. Sono parole forti lanciate in rete da alcune giornaliste, Barbara Romagnoli, Adriana Terzo e da Tiziana dal Pra – presidente dell’associazione Trama di Terre -.

La goccia che ha fatto traboccare un vaso già stracolmo è stato l’ennesimo caso di violenza su una donna a Napoli trovata in fin di vita e abbandonata dentro un sacco della spazzatura: da qui l’idea della raccolta firme e del conseguente sciopero. La speranza è quella che le donne più in vista a livello mediatico, come Laura Boldrini, il ministro delle Pari Opportunità, Josefa Idem, la segretaria della Confederazione Generale del Lavoro, Susanna Camusso…prendano subito parte all’iniziativa.

L’appello recita così:

“Pensavamo che l’uccisione di Fabiana, bruciata viva dal fidanzato sedicenne, esprimesse un punto di non ritorno. Invece no. L’insulto che è stato rivolto alla ministra Cècile Kyenge – da un’altra donna – dice molto più di quanto non vogliamo ammettere. E di fronte ad una violenza verbale simile, non ci sono scuse o giustificazioni che tengano. Noi non siamo mai state silenziose, abbiamo sempre denunciato questi fatti, le violenze fisiche e quelle verbali. Ma non basta.

Non basta più il lavoro dei centri antiviolenza, fondamentale e prezioso. E non bastano le promesse di leggi che neanche arrivano. La ratifica della convenzione di Istanbul? Un passo importante, ma bisogna aspettare e aspettare. E noi non vogliamo più limitarci a lanciare appelli che raccolgono migliaia di firme ma restano solo sulla carta; a proclamarci indignate per una violenza che non accenna a smettere; a fare tavole rotonde, dibattiti politici, incontri. Adesso chiediamo di più.

Chiediamo di poter vivere in una società che vuole realmente cambiare la Cultura che alimenta questa mentalità maschilista, patriarcale, trasversale, acclarata e spesso occulta, che noi riteniamo totalmente responsabile della mancanza di rispetto per le donne, e che non fa nulla per fermare questo inutile e doloroso femminicidio italiano.

Chiediamo che la parola femminicidio non venga più sottovalutata, svilita, criticata. Perché racconta di un fenomeno che ancora in troppi negano, o che sia qualcosa che non li riguarda. O addirittura che molte delle donne uccise o violate, in fondo in fondo, qualche sbaglio lo avevano fatto. Quanta disumanità nel non voler vedere il nostro immenso lavoro, quello pagato e quello non pagato, il lavoro di cura e riproduttivo, il genio, la creatività, il ruolo multiforme delle donne.

Chiediamo di fermarci. A tutte: madri, sorelle, figlie, nonne, zie, compagne, amanti, mogli, operaie, commesse, maestre, infermiere, badanti, dirigenti, fornaie, dottoresse, farmaciste, studentesse, professoresse, ministre, contadine, sindacaliste, impiegate, scrittrici, attrici, giornaliste, registe, precarie, artiste, atlete, disoccupate, politiche, funzionarie, fisioterapiste, babysitter, veline, parlamentari, prostitute, autiste, cameriere, avvocate, segretarie.


Fermiamoci per 24 ore da tutto quello che normalmente facciamo
. Proclamiamo uno sciopero generale delle donne che blocchi questo maledetto paese. Perché sia chiaro che senza di noi, noi donne, non si va da nessuna parte. Senza il rispetto per la nostra autodeterminazione e il nostro corpo non c’è società che tenga. Perché la rabbia e il dolore, lo sconforto e l’indignazione, la denuncia e la consapevolezza, hanno bisogno di un gesto forte.

Scioperiamo per noi e per tutte le donne che ogni giorno rischiano la loro vita. Per le donne che verranno, per gli uomini che staranno loro accanto.

Unisciti a noi, firma e diffondi questo appello. Insieme, poi, decideremo una data.

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