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Arriva KinseyReporter, il censimento via app

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A 56 anni dalla morte di Alfred Kinsey, conosciuto anche come ‘Doctor Sex’, il suo approccio agli studi sessuologici torna in auge e diventa una app che permetterà di realizzare un vero e proprio censimento in tempo reale sulle nostre abitudini più intime.

Kinsey fu autore di una vasta inchiesta statistica condotta nel campo del comportamento di coppia umano: ben 18.000 interviste, di cui 7985 condotte personalmente da lui, formano il materiale del famoso rapporto Kinsey, ossia due volumi intitolati l’uno Il comportamento sessuale dell’uomo (1948) e l’altro Il comportamento sessuale della donna (1953).

L’idea è venuta ad un informatico italiano ed è tanto semplice quanto efficace: sposare il metodo Kinsey, fatto di osservazione diretta e report, con la potenza pervasiva dell’Internet mobile, la Rete navigata attraverso i telefonini. L’applicazione consente infatti di segnalare, con un paio di clic, l’esperienza di cui ciascuno è stato testimone o protagonista, compresi i flirt, i baci in pubblico, l’uso di preservativi e altri metodi anticoncezionali, per arrivare fino alle violenze, chiamate unwanted experience, esperienza non voluta.

Per ciascuna tipologia si possono indicare l’età e il sesso degli interpreti, mentre il luogo viene memorizzato automaticamente dal telefonino e visualizzato su una mappa del mondo dove a ogni puntino corrisponde un atto bollente. Insomma, se questa app funzionerà, presto potrebbero esserci migliaia di ‘reporter’ sul tema in ogni angolo del mondo.

I volontari che decideranno di contribuire a questa indagine planetaria permanente forniranno i dati spontaneamente e l’ obiettivo, secondo il professor Menczer, è per esempio quello di ‘scoprire violenze sessuali in zone di guerra, oppure il rapporto che c’è fra l’uso del preservativo e la religione in certi paesi africani dove l’Aids è ancora dilagante ‘. Insomma, aldilà delle facili ironie, si tratta di una ricerca molto seria.

Il lancio di Kinsey Reporter era previsto a fine luglio: era tutto pronto, le app negli store di Apple e Google, ma all’ultimo Julia Heiman, la direttrice dell’Istituto Kinsey, ha richiesto un breve rinvio, per rivedere tutti i passaggi che rendono effettivamente anonime le segnalazioni. Trattando di violenze, di Aids o semplicemente di intimità, l’anonimato deve essere garantito al mille per mille; ad esempio sulla mappa visibile a tutti l’attività sessuale viene riferita a un’area e non a un punto preciso. ‘E naturalmente nessuna informazione su chi manda i report viene raccolta o conservata’ garantisce Menczer.

Poco importa se alcune segnalazioni saranno fasulle: ‘Qui non parliamo di singoli dati, ma teoricamente di miliardi di dati, una dimensione in cui l’inevitabile segnalazione falsa scompare, diventa irrilevante’.

Attendiamo con curiosità i primi risultati.

Fonte: Repubblica.it