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L’OLIMPIADE DELLE DONNE, GIOIE E DOLORI IN UNA CRONACA TUTTA AL FEMMINILE.

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I Giochi sono appena iniziati, ma hanno già regalato grandi emozioni alle nostre connazionali impegnate in gara. Lacrime di gioia per medaglie che sembravano ormai sfumate si alternano a pianti amari per riconoscimenti sfiorati e mancati di pochissimo. E’ il bello delle Olimpiadi.
E così assistiamo ad imprese come quella di Valentina Vezzali, protagonista di una rimonta che entrerà nella storia dello sport. La Vezzali ha infatti conquistato il terzo posto nella prova individuale di Fioretto femminile battendo la sud-coreana Nam per 13-12. Un bronzo che conta più di un oro, conquistato quando tutto sembrava ormai perduto, a venti secondi dalla fine e dopo un pauroso black-out che aveva portato il punteggio sul 12- 8 per la coreana Nam. Stoccata dopo stoccata la Vezzali ha travolto l’avversaria assestandole 4 colpi in venti secondi e completando l’opera nell’extratime. Ecco cosa significa essere campioni. Non è questione di talento, non solo. A parità di talento, la differenza la fanno il carattere e la determinazione. E così la Vezzali ha conquistato un podio speciale, tutto italiano. Il primo posto è infatti andato ad Elisa di Francisca, mentre la medaglia d’argento è stata conquistata da Arianna Errigo.
Per una tripletta che esulta c’è una coppia che piange. Medaglia sfiorata nella finale Olimpica dei tuffi nel Sincro 3 metri per la coppia azzurra formata da Tania Cagnotto e Francesca Dallape’. Le azzurre, che fino all’ultimo tuffo erano ancora con la medaglia di bronzo al collo, si sono piazzate al quarto posto. Medaglia di legno. Colpa (o merito) della coppia canadese che nell’ultima serie ha convinto i giudici, dando prova di grande carattere. Le canadesi hanno svolto al meglio il proprio esercizio, superando così le italiane e conquistando il podio. E’ il bello delle Olimpiadi: l’impresa sportiva, aldilà delle bandiere.
Ma le italiane si rendono protagoniste anche di piccoli primati : la giovane Rosalba Forciniti, con il bronzo conquistato nella finale di judo (categoria 52 kg), è la prima donna calabrese a vincere una medaglia olimpica. Anche qui la differenza l’ha fatta la forza di volontà: se Rosalba avesse acconsentito alle obiezioni della madre, che avrebbe preferito per lei uno “sport più femminile”, questa magnifica impresa sarebbe rimasta solo un’occasione perduta.
Nel difficile momento storico che stiamo attraversando, dalle piccole grandi donne impegnate in questi Giochi voglio trarre un primo insegnamento, che vale per la vita come per lo sport.
Anche se un’impresa sembra diventare impossibile, un traguardo irraggiungibile, la cosa migliore da fare è continuare a dare il meglio di sè.
L’importante è partecipare, ma la differenza la fa il modo in cui si resta in gioco.