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DIRITTI DELLE DONNE E SPORT: per la prima volta alle Olimpiadi tutti i Paesi hanno almeno una rappresentante femminile.

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E’ appena iniziata, eppure l’Olimpiade di Londra ha già messo a segno un record storico: per la prima volta dalla nascita dei Giochi Olimpici, tutti i Paesi partecipanti avranno almeno una rappresentante femminile.
Ad annunciarlo è stato il Comitato olimpico internazionale (Cio): a differenza di quanto accaduto nel 2008 al Pechino, finalmente anche Qatar, Brunei e Arabia Saudita hanno riconosciuto alle donne il diritto di partecipare alle gare olimpiche. E’ una vera e propria rivoluzione per questi tre paesi: prima d’ora, infatti, non si erano mai presentati con una delegazione mista.
Quest’anno quindi dal Qatar arriveranno a Londra anche quattro donne, tra cui la campionessa di tiro Bahiya al-Hamad, scelta come portabandiera. A rappresentare le donne del Brunei ci sarà invece Maziah Mahusin, atleta 19enne iscritta alla gara dei 400 ostacoli.
Per l’Arabia Saudita infine, il Paese più restio in assoluto alla presenza femminile, saranno presenti due donne: Wodjan Ali Seraj Abdulrahim Shahrkhani nel judo (+78 kg) e Sarah Attar nell’atletica (800 metri).
Ma le Olimpiadi di Londra saranno quelle delle donne anche per altri motivi: sarà la prima volta, ad esempio, in cui la delegazione degli Stati Uniti sarà formata per la maggior parte da donne (269 contro 261).
Anche l’Italia vanta il suo piccolo record delle pari opportunità: infatti le italiane che partiranno per Londra sono aumentate molto rispetto alle Olimpiadi di Pechino; dei 291 atleti azzurri il 43,5% sono donne, contro il 38% del 2008. Inoltre negli ultimi 20 anni il numero delle donne italiane che partecipano ai Giochi è praticamente raddoppiato, così come è cresciuta la cifra delle atlete sposate e delle mamme.
I dati risultano ancor più significativi se confrontati con quelli del 1996 (ad Atlanta), quando ben 26 Nazioni non presentarono atlete donne alle Olimpiadi. Sono dati importanti, che dimostrano i passi avanti compiuti negli ultimi anni verso le pari opportunità, almeno nello sport. Meglio tardi che mai.

Fonte: www.style.it