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Intervista esclusiva a Filippo Kalomenìdis: film a tratti di penna

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Stamattina ho intervistato lo scrittore e sceneggiatore Filippo Kalomenìdis. Padre greco, madre sarda, nonna georgiana e bisnonna turca. Insomma, quasi tutte le etnie del circondario. Per gli amici “uno che scrive”, per gli altri “scrittore e sceneggiatore”, ha scritto per il teatro (tra i suoi spettacoli: Nessuno canta e c’è silenzio”, prodotto da Fabula Rasa e Giovanni, prodotto da Riverrun), per la televisione (diversi episodi delle serie RIS-Delitti Imperfetti, RIS-Roma, Il Tredicesimo Apostolo, Intelligence, Squadra Antimafia, La Nuova Squadra), e per il cinema (Io Sono Con Te, per la regia di Guido Chiesa). Nel 2010, è stato pubblicato il suo romanzo Sotto la bottiglia (Boopen Led). Il suo racconto TILT è uscito nel 2011 all’interno dell’antologia San Valentino dei fessi (Edizioni 80144). Insomma, un vero portento della natura, dove idee e fiumi di inchiostro creano opere d’ingegno e di intrattenimento per tutti i gusti.

Come è iniziata la tua carriera?
Nei primi anni duemila, ho vissuto tra Genova, Milano e Trento. Scrivevo racconti (che all’epoca non voleva nessuno), testi per piccole compagnie di teatro di ricerca e sceneggiature per corti sperimentali. Una parte di quell’esperienza è stata intensa e formativa, piena di incontri che mi hanno cambiato.  Il rovescio della medaglia era il senso di isolamento e stanchezza che provavo. Non si riusciva a raggiungere un pubblico ampio e si viveva male. Sbarcavo il lunario da “tzigo”, tra tanti lavoretti d’appoggio e tanti spettacoli scritti per compagnie misconosciute.  Parlo ormai di più di dieci anni fa. Volevo bruciare i vecchi, traballanti ponti e costruirne dei nuovi. Decisi di trarre una sceneggiatura da un mio romanzo inedito Un dio a caso. E partecipai al Premio Solinas. E, con la prima sceneggiatura che scrissi in vita mia per un lungo, vinsi. Da lì iniziai a bazzicare sempre più spesso a Roma fino ad avere le prime opportunità lavorative e trasferirmi in quella che reputo la mia città. Era il 2004.

Qual è lo script più originale realizzato?
Proprio Un dio a caso.  Nonostante tanti tira e molla non se ne è mai tratto un film.  Da poco l’ho riportato alla forma di romanzo e spero prenda vita e arrivi al pubblico come originariamente era nato. L’altro lavoro per il cinema più originale è l’ultimo: un nuovo script che sto scrivendo in queste settimane con Andrea Cotti.

Tra tutte le sceneggiature cinetelevisive che hai scritto, qual è quella preferita?
Sono affezionato a quasi tutto quello che ho scritto. Dal film Io sono con te di Guido Chiesa a tutte le serie per cui ho lavorato e lavoro. In particolare Ris – Delitti Imperfetti, Ris Roma, Intelligence e ovviamente Il Tredicesimo Apostolo e Squadra Antimafia, due delle più innovative e spettacolari serie della televisione generalista italiana.

Ami di più il cinema o la tv?
Mi definisco “uno che scrive e racconta storie” più che uno sceneggiatore.  La scrittura di un film è un lavoro più intimo e artigianale da vivere  a gomito col regista. La scrittura di una puntata di un serie è un lavoro collettivo, pieno di fecondi scambi e interazione con un squadra, con gli altri sceneggiatori e gli editor.  Le storie per la tv hanno il fascino del romanzo a puntate che raggiunge milioni di persone e le emoziona; le storie per il cinema hanno il fascino dell’impresa impossibile. In questo momento storico credo che il racconto televisivo dia, in linea di massima, più possibilità di sperimentare e osare. Serie come Breaking Bad raccontano meglio la realtà americana di ambiziose opere cinematografiche o di tomi presuntuosi come Libertà di Franzen. E serie francesi come Carlos El Chakal sono più potenti della maggior parte degli action movie in circolazione e di tanto vecchio cinema politico sul terrorismo che in Italia ci si ostina ancora a produrre.

Un consiglio a coloro che vorrebbero intraprendere il tuo stesso mestiere?
Lavorare il più possibile accanto ad altri autori. Più giovani, allo stesso livello, più esperti. E’ necessario pensare e ideare le storie accanto ad altri scrittori, per passarsi di continuo la palla a vicenda. Il cinema e la televisione sono lavori di squadra, sono esperienze di scrittura collettiva in cui s’impara tantissimo. Sempre. Per i viaggi di scrittura individuale c’è la narrativa. Come dice la mia amica Lorenza Ghinelli, una delle scrittrici più interessanti nel panorama italiano, “la sacra terra inviolabile”. Quello, invece, è uno spazio che è giusto e sano coltivare e  da soli.