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I primi ‘calci’ di mio figlio

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L’esperienza di una mamma – “Quando non ero ancora incinta e quando cominciavo a pensarci lontanamente, la cosa che mi preoccupava di più dello sconosciuto universo gravidanza era la sensazione che avrei provato nel sentire un bimbo muoversi nella mia pancia.

Dopo 30 anni di colite e stipsi cronica, l’ultima sensazione che vuoi provare e un ulteriore movimento intestinale non decifrato, poi quando sono rimasta incinta ho cominciato a domandarmi a cosa sarebbe assomigliato un suo movimento e se avessi saputo riconoscerlo e distinguerlo dal mio colon indaffarato.

Più si avvicinava la settimana n.18 quella in cui normalmente la mamma comincia a sentire i primi leggeri movimenti, più me lo domandavo, poi provavo a stendermi buona buona tranquilla e tutti mi dicevano che avrei sentito come un battere di ali di una farfalla, o un popcorn che salta o un pesciolino che gira nella sua vaschetta.

Vorrei sapere poi da quale letteratura parenti e amici ritrovano queste immagini, io non sentivo un bel niente, niente di così tenero perlomeno.

Un giorno, ero ancora nella mia 17esima settimana, l’ho sentito, chiaro e nitido: un calcio di mio figlio e altro che farfallina! anche mio marito è riuscito a sentirlo a tempo di record, qualcosa come 20 settimane – di solito il papa comincia a sentire intorno alla settimana 22- tanto che alla 22esima settimana non era più necessaria neanche la mano sulla pancia, si vedeva chiaramente.

 Al di la dello scioglimento sentimentale che deriva da uno stupido calcio tirato forse in seguito ad un riflesso dovuto allo sviluppo neurale del bambino, ora mi domando come io abbia potuto mettere in dubbio la possibilità di riconoscere i colpi di mio figlio, come abbia potuto pensare che questa sensazione, questo dolce colpo che fa già parte della nostra esclusiva comunicazione potesse farmi schifo.

Ora so bene come e quando scalcerà, la sera quando mi stendo nel letto comincia la sua “tarantella”, poi al mattino appena sveglia, come per dire “buongiorno, ora mi dai qualcosa da mangiare?”.

 Se mangio, con un calcio mostra gratitudine per lo zucchero appena arrivato e se mi siedo a leggere in poltrona, forse scalcia per dirmi che quest’attività così pacifica lo annoia.

 Sono un’inguaribile romantica, credo di poter comunicare così chiaramente tramite dei calci, mi godo questi ultimi mesi in cui credo che un suo calcio sia un piacevole scambio di opinioni e vivo nell’illusione che possa essere così facile capire il mio bambino, quando un giorno sarà fuori dal mio utero”.