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L’ARTICOLO 18 non funziona e va rivisto

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Chi ha scritto l’articolo 18 sa che andrebbe rivisto – Nato come tutela per i lavoratori che venivano mandati a casa dal loro padrone soltanto per capriccio, afferma uno degli autori della legge, Giuseppe Tamburrano, lo stesso che ora confessa che il comma della reintegrazione va rivisto.

Ormai non si fa altro che parlare del famoso articolo 18 dello Statuto del Lavoratore che prevede la possibilità di reintegrare nelle aziende, con più di 15 dipendenti, il lavoratore licenziato ingiustamente.

Chi come Confindustria dice che frena la crescita, altri come il ministro Fornero e il premier Monti che andrebbe cambiato o almeno sospeso e chi come Susanna Camusso, che reputa più giusto estenderlo e non cancellarlo.

Ma lo storico Giuseppe Tamburrano, 82 anni, era nella squadra che mise a punto lo Statuto “Mi incaricò il vice premier Pietro Nenni, di cui ero consigliere politico. Ma la spinta decisiva venne dal grande sindacalista Giuseppe Di Vittorio” racconta Tamburranouna volta disse ad un gruppo di operai – quando parlate con il padrone, quello si tiene il cappello in testa e voi vi togliete rispettosamente la coppola. Non deve più succedere: se lui non si toglie il cappello, non dovete togliervelo neppure voi- Ecco l’articolo 18 è, mi perdoni il romanesco, la traduzione in legge di quel –nun ve togliete er cappello-“.

Quando la legge venne scritta, contro i licenziamenti discriminatori, tutti i padroni fecero un baccano e un’opposizione tremendi, anche perché ci ricorda il professore che spesso gli operai veniva cacciati soltanto per un capriccio e con un semplice gesto del capo “tu mi hai rotto, fuori di qui”.

Ma ora lo stesso professore dice che la reintegrazione non funziona, in quanto varrebbe come la riga della Costituzione che recita “l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro” che sancisce la pari dignità tra datore di lavoro e lavoratore, ma non è neanche vero quello che afferma Confindustria.

Le imprese straniere non vengono ad investire qui nel nostro Paese perché si ritroverebbero soverchiate dalla burocrazia, dalle pratiche, dai milioni di vincoli, dai labirinti delle regolucce amministrative.

Insomma secondo Giuseppe Tamburrano questo articolo andrebbe eliminato per vedere i risultati, sicuramente si eviterebbero tutte quelle cause sul lavoro che durano fino a sei anni in Appello e che danno ragione al datore di lavoro nel 63 per cento dei casi.

Alla domanda se il posto fisso sia monotono come disse Mario Monti o un’illusione come disse la Fornero, lui risponde “Monti ha un figlio con un posto fisso, lo aiuti a divertirsi e lo tolga dalla noia allora” aggiungendo “Se ci fosse un’economia che funziona, per cui uno perde un posto e ne trova subito uno migliore, io potrei pure accettarle queste uscite. Alla Fornero dico: l’illusione incerta di un posto fisso è meglio della delusione certa di trovarsi disoccupato”.

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