CRISI: da palazzo Chigi alla Grecia il mondo attende

CRISI ECONOMICA, LA BORSA CROLLA E IL GOVERNO SI RIUNISCEBroker, spread, default, agenzia di rating, bond… tanti temrini per una sola sensazione: la paura! Quella che proviamo noi, poveri mortali non toccati dal dono del lessico economico, ma che provano forse anche coloro che i fili di questa misteriosa macchina li conoscono bene.

Accendiamo la tv, leggiamo il  giornale, giriamo su internet e tutto quello che vediamo sono strani termini celati da un alone di mistero, conditi da volti disperati di anonimi uomini chiusi nei palazzi della borsa: insomma, capire è difficile ma anche il semplice riuscire ad orientarsi inizia ad apparire come una lontana speranza. Proviamo allora insieme ad addentrarci in questo intricato fenomeno mondiale che sembra riguardarci sempre più da vicino.

Quella oggi nota come “la crisi” è in realtà un fenomeno con ampie e profonde radici: dobbiamo infatti risalire al 2008, quando l’incremento dei prezzi delle materie prime, petrolio in primis, si è fatto sentire a tal punto da cominciare a creare veri danni economici, soprattutto se si pensa che un simile aumento porta inevitabilmente ad un lievitare dei costi finale di produzione dei beni di consumo.

La situazione era quindi già barcollante quando a far crollare il tutto ci hanno pensato le banche: quella che era nata come una forte speculazione edilizia, basata sulla grande concessione di mutui, si è rivelata poi nel 2008 un errore catastrofico, che ha portato molte banche al fallimento (qualcuno ricorda la  Lehman Brothers?) con successiva crisi dei comuni cittadini che in quelle banche avevano investito. Da qui il passo verso la crisi della borsa è stato breve: se infatti un Paese non funziona gli indici colano a picco con lui.

L’America è però un grande Paese e così, come fu nel lontano 1929, anche questa volta i suoi interessi sparsi su tutto il Globo hanno trascinato nella crisi buona parte di questo: Paesi come la Grecia, gravati da un debito pubblico di proporzioni macroscopiche, non vengono considerate dalle agenzie di rating (quelle che stabiliscono l’affidabilità di un titolo borsistico su cui poi gli investitori dovranno scegliere se scommettere) come affidabili e così i loro titoli colano a picco e la crisi li divora lentamente. Per risorgere non resta al governo che varare un piano di austerity (una sorta di tirata alla cinghia su scala nazionale), condizione stabilita dall’Europa per concedere il suo aiuto: ma i cittadini di una Paese ridotto allo stremo non possono certo accettare simili limitazioni, ecco allora che le piazze di Atene vengono invase da coloro i quali non sanno più come arrivare, non alla fine, ma alla seconda settimana del mese.

E noi? Cosa succede all’Italia? Be’, se l’inizio della crisi profonda si chiama debito pubblico, diciamo che possiamo considerarci sull’orlo del precipizio e le vertigini salgono: ecco allora che il ministro Tremonti si affanna su riforme economiche sempre più rocambolesche e il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi scrive lettere piene di buoni propositi per rassicurare l’Europa.

La Grecia però sembra vicina (non solo geograficamente) e la paura quindi si fa sentire, tanto che Palazzo Chigi sembra diventata la seconda casa per molti Ministri: oggi ad esempio, dopo una lunga riunione lungo la mattinata, si terrà una seduta straordinaria intorno alle 20 … all’ordine del giorno c’è, indovinate un po’, questa strana cosa chiamata “crisi“.

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