POTENZA: bimba down “sparita” dalla foto di classe

FOTO DI CLASSE SENZA BAMBINA DOWN – La scuola stava per finire. La maestra ha riunito gli allievi per fare la classica foto di classe di quinta elementare. Era una foto che sarebbe rimasta a ognuno dei bambini in ricordo di amici e maestri. Niente di strano, direte voi. E non ci sarebbe nulla se la foto non fosse scattata in due versioni. Una prima con l’alunna disabile, affeta da sindrome di Down, e una seconda, in cui la bambina non appare. La scuola si difende. Secondo la spiegazione “ufficiale” la bimba non riusciva a stare ferma e il fotografo ha deciso di fare più pose, per scegliere poi quella definitiva. La foto era venuta male, si giustificano ora gli insegnanti, che hanno deciso di fotografarsi di nuovo. Peccato che la foto ‘vera’, quella che hanno consegnato agli alunni, fosse scattata il giorno in cui la bambina non era presente.

I familiari della piccola non erano al corrente di questa storia. Quando hanno ricevuto la fotografia, l’hanno subito incorniciata. Era un bellissimo ricordo dei cinque anni che bambina aveva passato in quell’istituto. All’inizio del nuovo hanno scolastico arriva la doccia fredda. Nella foto ricordo della classe, che tutti i suoi compagni avevano, di lei nessuna traccia. La sorella della bambina, amareggiata ed arrabbiata ha voluto sfogarsi con la stampa e lo fa attraverso “Gazzetta del Mezzogiorno” alla quale dice: “Quale insegnamento viene dato a tutti gli altri bambini, che avranno come ricordo un gruppo in cui mia sorella non c’è?”

Il quotidiano ha dato la possibilità di replicare agli insegnanti quali hanno subito chiesto scusa alla famiglia della bambina sostenendo di aver agito in buona fede. “La fotografia con la bambina è stata scattata prima. Quando abbiamo visto la foto ci siamo accorti che non tutti i ragazzi erano visibili. In tutta fretta ci siamo organizzati per fare un’altra foto ma quel giorno la bambina era assente. Ci scusiamo se forse abbiamo agito con superficialità,  ma non lo abbiamo fatto con cattiveria.” Dicono gli insegnanti.

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