IRAN: il velo della discordia

UNA QUESTIONE RELIGIOSA CHE SI TRASFORMA IN OCCASIONE DI SCONTRO POLITICO – Da un lato c’è il presidente Mahmoud Ahmadinejad e i componenti del suo governo, dall’altro l’ayatollah Ali Khamenei e i suoi sostenitori. Al centro, le donne e il loro dovere/diritto di essere più o meno coperte.
Ogni estate per le strade iraniane ci sono pattuglie della polizia religiosa alla ricerca di donne con veli che non rispettano la tradizione islamica. Già l’anno scorso il presidente Ahmadinejad aveva criticato queste operazioni, difendendo l’onore e la rispettabilità delle donne iraniane. Ma ora lo scontro tra le due autorità di Teheran si inasprisce e assume i contorni della lotta politica. Durante un’intervista rilasciata poco tempo fa, il presidente aveva ribadito la sua posizione più “laica“, sostenendo di non approvare l’estremismo nell’applicazione della legge islamica. Di più: aveva affermato la necessità di spiegare alle ragazze i vantaggi del velo per fare in modo che la loro scelta fosse autonoma. Dalla fazione pro Khamenei sono piovute critiche e accuse ad Ahmadinejad, secondo le quali le aperture del presidente sarebbero solo una strategia elettorale per acquisire consensi. Addirittura i sostenitori dell’ayatollah si sono spinti fino a indicare le vittime di uno stupro di gruppo come la causa stessa della violenza: secondo le accuse, non avrebbero indossato il velo nel modo corretto.

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