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Gheddafi: “Sarà una strage”

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Il Colonnello si fa vedere alla guida di una minicar e minaccia la strage

Mentre la Libia è in rivolta e centinaia di persone muoiono, il Colonnello Gheddafi si presenta davanti alle telecamere, arrivando con una minicar elettrica, con un ombrello bianco e un pellicciotto. Se non fosse per le facce poco rassicuranti di chi lo segue, sembrerebbe un campo da golf.

Il colonnello vuole dimostrare di avere in pugno la situazione. Si fa immortalare dalla stampa internazionale mentre alza il braccio per inneggiare all’oramai vecchia rivoluzione iniziata con un golpe oltre 40 anni fa.

C’è un motivo di tanto sfarzo: è l’anniversario della gloriosa Jamahiriya, la repubblica araba e socialista fondata da Gheddafi il 2 marzo 1977, che ora rischia di far la fine peggiore. Quando il colonnello prende la parola è un po’ una delusione. Non ha più i 27 anni da giovane capitano che rovesciò la monarchia. La voce è un po’ impastata e rauca. Poi comincia a sciogliersi con le frasi a effetto che gli vengono sempre bene: «Volete diventare schiavi come ai tempi degli italiani? Non lo accetteremo mai. Siamo pronti a una guerra sanguinosa e migliaia e migliaia di libici moriranno se gli Stati Uniti e la Nato invaderanno la Libia».

I rappresentanti del popolo all’inizio vanno in visibilio per ogni parola. Poi il colonnello li fa smettere tamburellando sul microfono. Gheddafi si vanta, come ha sempre fatto, di aver «costretto l’Italia a pagare i danni» del colonialismo.

Il colonnello promette di «combattere fino all’ultimo uomo e l’ultima donna» per difendere i pozzi dalle grinfie straniere. Si chiede «perché le aziende italiane hanno lasciato il Paese? Noi non li abbiamo cacciati ». E minaccia di affidare l’oro nero a cinesi e indiani.

fonte: Il Giornale