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Grazia Deledda: soffrire per amore

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La scrittrice Grazia Deledda, una donna che amava troppo

Grazia Deledda è stata l’unica scrittrice italiana ad aver vinto il Premio Nobel. Tutti se la ricordano per il famoso romanzo Canne al Vento, ma lei aveva anche sperimentato parecchie sofferenze d’amore.

Le biografie ci avevano consegnato il ritratto di una donna timida, schiva, innamorata soltanto della scrittura, tutta famiglia e romanzi.

La realtà invece affiora oggi, con la pubblicazione del libro Amore lontano, lettere al gigante biondo, edito da Feltrinelli. Un inedito epistolario fra la scrittrice  appena ventenne e Stanis Manca, dei duchi dell’Asinara, il gigante biondo di cui era perdutamente innamorata.

Un amore non corrisposto, purtroppo. Grazia è piccola, una nana come la definirà perfidamente lo stesso Stanis. Ma il lungo scambio di lettere, che non vuole morire nemmeno di fronte all’indifferenza dell’amato, è di un’attualità sorprendente: “Io penso ancora a voi, nella tristezza di sere come questa, quando il vento fa tremare i miei nervi e mi apporta il riflesso spirituale di lontane amarezze” scrive la giovane Deledda.

Stanis domanderà perdono solo alla vigilia del matrimonio che la porterà a vivere a Roma. Ma quella ferita interiore diventerà linfa creativa dalla quale nasceranno i suoi romanzi, pervasi dalla passione, dal rifiuto del potere maschile, di donne vittoriose perché hanno combattuto.