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Processo Michael Jackson: dettagli agghiaccianti

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Le testimonianze durante il processo stanno aprendo le porte del carcere per Murray

Sono giorni di attesa per l‘evoluzione del processo per l’omicidio d Michael Jackson. Nel frattempo cominciano a venire fuori le prime indiscrezioni circa quello che sta accadendo all’interno del Tribunale di Los Angeles.

L’accusa ha cominciato a ricostruire le sconsiderate azioni di Murray prima che Michael morisse chiamando a testimoniare l’assistente di Michael Jackson, Amir Williams, al quale Murray telefonò PRIMA della chiamata al 911.
Amir ha affermato di aver ricevuto un agitatissimo messaggio sulla segreteria telefonica alle 12.13 del 25 giugno in cui Murray diceva: “Dove sei? Vieni immediatamente qui, sbrigati”. Amir ha raccontato che Murray gli disse che Michael aveva avuto una “brutta reazione” e c’era immediatamente bisogno di aiuto, ma Murray NON gli chiese di chiamare il 911. Amir chiamò poi Alberto Alvarez, guardia del corpo di Michael, chiedendogli di raggiungere l’ingresso principale. Amir ha detto che udì la voce di Murray in sottofondo e poi Alvarez riattaccò. Ha poi raggiunto la stanza di Michael dove ha visto Murray praticare il CPR (massaggio cardiaco) in modo scorretto, stava sudando ed era fuori di testa.
Amir ha detto che quando erano in ospedale Murray gli parlò di una crema nella stanza di Michael della quale lui sapeva che a Michael non sarebbe piaciuto che il mondo venisse a sapere e voleva che qualcuno lo riaccompagnasse a casa di Michael per recuperarla. A lui sembrò una strana richiesta e anche le altre guardie del corpo furono riluttanti. Successivamente, Murray disse che sarebbe andato a pranzare e lasciò l’ospedale. Amir si è emozionato quando ha raccontato che i figli di Michael, pensando che il loro papà fosse ancora vivo, cominciarono ad elencare le sue allergie ai dottori e ha ricordato che fu Di Leo a dire loro che Michael non ce l’aveva fatta.

Nel controinterrogatorio, Chernoff ha fatto domande ad Amir riguardo alla sua connessione con la Nation of Islam, gli ha chiesto quante volte salì nella camera da letto di Jackson (ai membri dello staff NON era permesso salire al piano di sopra A MENO CHE MURRAY non li istruisse a farlo, cosa che non avvenne quasi mai) e se è possibile che sulle siringhe o sulle fiale possano essere rinvenute le sue impronte e Amir ha risposto di non averne mai toccato una.

E’ stato poi ascoltato Faheem Muhammad, autista personale di Michael il 24 e il 25 giugno.
Faheem era nella stanza di Michael dopo che Murray notò che Michael non respirava più. Vide Murray in ginocchio fare pressione sul petto di Michael che giaceva sul letto in uno stato di panico. Murray chiese a lui e ad un’altra guardia del corpo (Alberto Alvarez) se qualcuno presente nella stanza conoscesse il CPR.
“Sapevo che Murray fosse un cardiochirurgo, quindi guardai Alberto scioccato” (ricordando che Murray chiese se qualcuno era in grado di fare il CPR). Faheem ha ricordato che Prince e Paris erano vicini alla stanza di Michael, videro il loro papà sul letto con gli occhi e la bocca spalancati e Paris era inginocchiata sul pavimento a pregare mentre piangeva. Alla fine lui allontanò i bambini e la tata li portò via. Ha detto che dopo che Michael venne dichiarato morto all’UCLA, Murray gli disse che aveva fame e voleva andare via. Lui gli disse di mangiare all’ospedale, ma Murray se ne andò lo stesso.
Nel contrinterrogatorio, Chernoff ha fatto ammettere a Faheem che Murray parlò con la famiglia Jackson e con la polizia prima di andarsene.