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Politica e scoop: ma gli Italiani non si indignano

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Gli italiani si sentono spettatori davanti alla tv

In Italia sta succedendo il putiferio, politicamente parlando, eppure non ci sono cortei a sotto Palazzo Grazioli, nè ad Arcore. Arrivano pochi messaggi di indignazione ai giornali, non c’è reazione. Siamo nel bunga bunga fino al collo e il popolo italiano non sembra interessarsene, se non a livello mediatico.

Il Grande Fratello non fa emozionare quanto la storia di Berlusconi con Ruby, di Emilio Fede che parla al Tg4. Per quale ragione la perdita in costante calo del decoro non scatena reazioni forti, come in Egitto o in Tunisia? Ai tempi di Tangentopoli fu la fine del mondo. Poi ci fu la pioggia di monetine all’uscita di Bettino Craxi dall’hotel Raphael.

Oggi quel popolo di “indignati speciali” è scomparso. C’è stata una vera e propria mutazione antropologica: da cittadini a platea davanti al grande palcoscenico della politica.

In Inghilterra il ministro dell’economia Alan Johnson e il portavoce di Cameron si sono dimessi: il primo, cornificato dalla moglie con la sua guardia del corpo ha dichiarato di non essere all’altezza dell’alto ruolo che copre, data la sua situazione familiare; il secondo, coninvolto in intercettazioni telefoniche, ha ammesso che le attenzioni al suo caso gli impedivano di assolvere ai suoi doveri.

E in Italia, invece di tirare monetine per la seconda volta, accendiamo la tv.