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Grotta di Pech-Merle, l’impronta è di una donna

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L’arte di vinticinquemila anni fa è firmata da una donna


Nei Pirenei francesi, venticinquemila anni fa, qualcuno ha poggiato una mano intinta nel colore sulla parete interna della grotta di Pech-Merle. Al ritrovamento gli studiosi avevano da subito attribuito l’opera alla mano di un uomo. Ma successivi studi condotti dall’archeologo statunitense Dean Snow, della Pennsylvania State University, hanno dimostrato il contrario. Analisi approfondite e misurazioni sui disegni hanno confermato che effettivamente molte impronte sono di matrice femminile. Comprese quelle più famose che circondano il cavallo con il manto punteggiato.

La versione di Snow riporta in auge un’idea ormai ben radicata: la contrapposizione uomo-donna è più antica di quanto possiamo immaginare. Persino negli stessi dipinti delle grotte gli animali di sesso femminile sono al centro della scena, mentre quelli maschili sono raffigurati intorno. La mano impressa con il colore, poi, rimanda all’istinto ancestrale di lasciare la propria impronta, la traccia del proprio passaggio, della propria esistenza; istinto che tutt’oggi i bambini ripropongono nella fase iniziale della loro crescita.

E la scoperta che a lasciare quell’impronta sulla parete della grotta sia stata proprio una donna, riporta in primo piano l’importanza della figura femminile persino nelle società di stampo primitivo