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Tiziano Ferro: Leggi la sua lettera ai fans

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Le parole di Tiziano Ferro dopo la rivelazione

Ciao a tutti! Scrivo travolto dalla confusione di un giorno in cui sento che tutto potrebbe diventare diverso. Mi sento sul ciglio di una mia personale rivoluzione e mentre tutto rimane statico al di fuori dentro mi sento al centro di un grande marasma. Sono strani certi momenti ma, come ogni giro di boa importante nella mia vita e nella mia carriera, sento di volerlo condividere con voi…prima che con tanti altri. E’ così, ci sarebbe molto da dire ma il tempo mi rema contro e lascio quindi il compito ad una piccola e sintetica lettera aperta che da domani diverrà pubblica. Per stasera però sarà solo vostra, solo per voi. Scrivere è la maniera migliore per raccontare qualcosa, per raccontarmi…e so che voi capirete molto bene.

 

 “Dopo tanti anni all’ombra di tentativi, rinunce, attese strazianti, sforzi e privazioni, sarei stato disposto a smettere di cantare. Ero pronto a buttare al vento i sacrifici, non contavano più le lacrime di speranza, e nemmeno quelle di gioia. Persino le soddisfazioni e i sogni erano passati in secondo piano.

 

Nella mia testa era così: “Se sono omosessuale non posso stare al mondo”. Mi sentivo come un bambino caduto a terra abbandonato dalla madre che sconfitto attende il suo destino piangendo, disperandosi. La musica per me è sempre stata la speranza più grande, eppure, di fronte alla mia incapacità di trovare una via d’uscita, ero deciso a separarmi da lei. Consciamente e disgraziatamente.

 

A quel punto ne ho parlato con mio padre che mi disse: “Ascoltami, la tua vita è particolare perché tu sei speciale. Impara a rispettarti. Il tuo sollievo è anche il mio sollievo.” Fu la spinta definitiva a tentare il tutto per tutto: ho iniziato un percorso e imparato con pazienza ad affrontare gli ostacoli, a non aggirare i pericoli. Di questo gli sono grato. Sono grato a lui e a tutti quelli che mi sono stati accanto fino a ora.

 

 Poi mi sono rivolto all’avvocato Giulia Bongiorno per chiederle un parere, una mano, un consiglio, forse solo una parola. L’ho fatto senza rendermene conto: mi sono rivolto a un penalista! Come se le mie azioni e i miei pensieri fossero incriminanti. Come se la mia condizione costituisse un reato. E un reato così grave da dover essere punito con la pena più severa: smettere di cantare.

 

Arrivo dall’avvocato Bongiorno nervosissimo, dopo una notte insonne. Lei, che ammiro incondizionatamente da anni, improvvisamente mi apre un mondo quando mi rassicura con tono fermo ed espressione schietta: “Non c’è cosa migliore dell’andare da un penalista quando non se ne ha bisogno!”. E io ho sorriso. Ma non con il viso, perlomeno non solo. Ho sorriso dentro: dopo tanto tempo mi sono sentito col cuore finalmente più leggero. E poi mi sono sentito capito, e ancora sostenuto. Forse anche un po’ protetto. Protetto dopo tanti anni passati da solo dietro le barricate a tentare di capire dove si nascondesse il nemico, per poi giungere alla conclusione che l’unico nemico era rappresentato soltanto da me e dalla crudele inconsapevolezza con la quale mi ostinavo ad affrontare la vita.

 

 C’è un tempo per tutto: un tempo per parlare e un tempo per stare zitti. Il silenzio vale tanto, e ora preferisco che sia questo libro a parlare per me.”

 

Vi lascio con un ultimo piccolo pensiero, uno stralcio del libro che arriverà il 20 ottobre. Un minuscolo segnale a simbolo della voglia che ho di dividere questo singolare momento…prima di tutto con voi.

 

 

“Oggi vorrei prendere tutto il dolore che mi sono portato dentro e raccontarlo a chi è soltanto all’inizio di questo cammino e sta soffrendo. Gli spiegherei che ci vogliono tempo e pazienza… e poi ancora tempo e ancora pazienza. Perché non siamo tutti uguali, ed è bene così, e ognuno va avanti a modo suo, con i suoi tempi e i suoi modi. È vero, imparare ad amarsi è difficile, e questo è quanto. Bisogna rispettare l’orologio del cuore, prendere le distanze,ascoltare la propria fragilità. È così delicato, il mondoche custodiamo: non si può avere fretta. C’è un percorso da compiere. Lungo o breve che sia, dobbiamo seguirne le curve, le salite, i tratti più insidiosi, assecondare il tempo e il mutare delle stagioni. E, con fatica, prima o poi qualcosa succederà. Non sappiamo mai quanto manchi all’arrivo. Può essere questione di minuti, si può aspettare lustri o ci si può morire. Io ci ho messo giusto giusto… trent’anni e una chiacchierata con papà.”